Avevi investito tutto
nella scalata.
Quasi fossi un pro.
Eppure neanche un misero
sponsor per vestiti o scarpe.
Una smozzicata citazione su Pareti. Niente
Una smozzicata citazione su Pareti. Niente
Qualche via dura.
Ma il livello è 8c in
giornata. Fattene una ragione.
Che eco vuoi che
abbia il tuo 8b/+?
Superlavorato. Di
fisico e di testa. Nella falesia di casa.
Mettendo a rischio
tutto. Anche i sentimenti. L’equilibrio.
L’intero assetto
esistenziale. Trascurando il lavoro. Portando tutto al limite.
Soprattutto la
pazienza altrui.
Non dicevi in giro di
scalare solo per te? Per le emozioni che ti da?
Eccoci qui allora.
Facci vedere se è
vero.
Sei una brutta
persona.
Come tutti. Bisogna
avere la palle di dirselo. In un certo senso esser forti alro non è che gestire queste bassezze culturali. Che
albergano in ognuno di noi.
Non lasciarle
sedimentare. Né fermentare. Tenerle li, sott’occhio. Vicine all’uscita. Pronte
a un calcio in culo.
È solo però che non
vanno via.
Perché sono parte di
te. Indissolubilmente. Monoliticamente. E te le porti appresso.
Come un sovraccarico.
E come un sovraccarico potrebbero – se ben usate – diventare il miglior training per un rinnovato esistere.
Perché vi è qualcosa
di ciclico nel ripercorrere gli stessi errori.
Lo diceva Marx. Gli
eventi accadono due volte. La prima nella loro genuinità. La seconda come
farsa. Grotteschi. Occorer solo rendersene conto nell’imediatezza.
Ok. Sbagliare.
Ma sempre di meno. E
sbagliare sempre meglio.
Perché non può
esistere un Io autentico senza un conflitto. Senza una maledizione.
Diversamente si
tenderebbe al gelo. Al rallentare al massimo esser parte di una storia.
La coscienza del
desiderio.
Consapevolezza di
essere vittima di questo sviluppo che non contempla il qualitativo.
Esserci.
Ed esserne
consapevole.
Siamo estensione
della società e ne siamo il ritratto fedele.
Queste dinamiche
sciocche da falesia.
È così. Non negarlo.
È così. Sei così. Lo
siamo tutti.
Che grado è il tiro
che prova il tipo? E' liscio?
Il tizio sale, e non
si appende. E tu rimani lì come uno stronzo. Con i tuoi miliardi di tentativi in sottinteso lì a complicare la messa fuoco; di lui. Di te
Appeso alla sua
arrampicata. E al tuo desiderio incoffessabile, ma ingombrante.
Perché quel tiro lo
hai fatto, ok, ma non così.
Sei lì. Paralizzato dal tuo stesso orrido interiore.
Sei lì. Paralizzato dal tuo stesso orrido interiore.
Sperare che il tizio,
chiunque esso sia
Si appenda.
Si appenda.
Forza per Dìo, abbi il coraggio di riconoscerlo.
Non è vero che non te
ne frega un cazzo. Non è vero che non lo hai mai pensato.
Tu sei orribile
quanto me. Quanto tutti.
Devi solo dirtelo.
Lo stesso sollievo che provi quando si appende, lo proverai a dirti la verità.
Solo che il sapore sarà meno appagante, meno zuccheroso. Ma meno finto.
Dillo cazzo.
Dillo.
Lo stesso sollievo che provi quando si appende, lo proverai a dirti la verità.
Solo che il sapore sarà meno appagante, meno zuccheroso. Ma meno finto.
Dillo cazzo.
Dillo.
Perché solo la pulizia
interiore tornerà a render pura l’arrampicata.
