martedì 8 novembre 2016

Ti credevi incompleto ed invece eri solo un climber






Avevi investito tutto nella scalata.
Quasi fossi un pro.
Eppure neanche un misero sponsor per vestiti o scarpe. 
Una smozzicata citazione su Pareti. Niente
Qualche via dura.
Ma il livello è 8c in giornata. Fattene una ragione.
Che eco vuoi che abbia il tuo 8b/+?
Superlavorato. Di fisico e di testa. Nella falesia di casa.
Mettendo a rischio tutto. Anche i sentimenti. L’equilibrio.
L’intero assetto esistenziale. Trascurando il lavoro. Portando tutto al limite.
Soprattutto la pazienza altrui.

Non dicevi in giro di scalare solo per te? Per le emozioni che ti da?
Eccoci qui allora.
Facci vedere se è vero.

Sei una brutta persona.
Come tutti. Bisogna avere la palle di dirselo. In un certo senso esser forti alro non è che gestire queste bassezze culturali. Che albergano in ognuno di noi.
Non lasciarle sedimentare. Né fermentare. Tenerle li, sott’occhio. Vicine all’uscita. Pronte a un calcio in culo.

È solo però che non vanno via.
Perché sono parte di te. Indissolubilmente. Monoliticamente. E te le porti appresso.
Come un sovraccarico. E come un sovraccarico potrebbero – se ben usate – diventare il miglior training per un rinnovato esistere.
Perché vi è qualcosa di ciclico nel ripercorrere gli stessi errori.
Lo diceva Marx. Gli eventi accadono due volte. La prima nella loro genuinità. La seconda come farsa. Grotteschi. Occorer solo rendersene conto nell’imediatezza.
Ok. Sbagliare.
Ma sempre di meno. E sbagliare sempre meglio.
Perché non può esistere un Io autentico senza un conflitto. Senza una maledizione.
Diversamente si tenderebbe al gelo. Al rallentare al massimo esser parte di una storia.

La coscienza del desiderio.
Consapevolezza di essere vittima di questo sviluppo che non contempla il qualitativo.
Esserci.
Ed esserne consapevole.

Siamo estensione della società e ne siamo il ritratto fedele.
Queste dinamiche sciocche da falesia.
È così. Non negarlo.
È così. Sei così. Lo siamo tutti.

Che grado è il tiro che prova il tipo? E' liscio?
Il tizio sale, e non si appende. E tu rimani lì come uno stronzo. Con i tuoi miliardi di tentativi in sottinteso lì a complicare la messa fuoco; di lui. Di te
Appeso alla sua arrampicata. E al tuo desiderio incoffessabile, ma ingombrante.
Perché quel tiro lo hai fatto, ok, ma non così.
Sei lì. Paralizzato dal tuo stesso orrido interiore.

Sperare che il tizio, chiunque esso sia 
Si appenda.

Forza per Dìo, abbi il coraggio di riconoscerlo.
Non è vero che non te ne frega un cazzo. Non è vero che non lo hai mai pensato.
Tu sei orribile quanto me. Quanto tutti.
Devi solo dirtelo.

Lo stesso sollievo che provi quando si appende, lo proverai a dirti la verità.
Solo che il sapore sarà meno appagante, meno zuccheroso. Ma meno finto.
Dillo cazzo. 
Dillo.

Perché solo la pulizia interiore tornerà a render pura l’arrampicata.