Rischiare di chiudere il progetto al
quinto giro, inaspettatamente.
E poi non riuscirci più. Macheccazzo.
Eppure non te ne frega nulla. Vai lì, con
il sorriso di chi vuol solo passare un bel pomeriggio, con gli occhi puliti di
chi ha solo da guadagnarci, con la pace di chi sa che realizzare è comprendere.
Ovvio. L’idiozia che ti contraddistingue
è sempre in agguato. Ma in questi mesi hai lavorato sodo di cervello e poco di
negative. E i risultati si vedono. Sei più contento. Hai inaspettatamente fatto
pure due 7c in giornata. Sticazzi se erano un po’ farlocchi. Hai passeggiato
flash un 7b. Ma senza quel velo assalitore nello sguardo. Ridendo, ripetendo
quanto fosse bello il tiro, e facendo – davvero – di tutto per non cadere,
finendo così per scalare bene: fluido, dinamico e preciso sui piedi. Un ninja.
Forse banalmente stai mettendo su livello
e sei contento. Che far boulder è il miglior allenamento; checchè ne dicano gli
amanti del a-secco impanatanati negli anni 90.
Dopo una giornata di obblighi ci manca
solo che mi appenda a due zappe e cronometri la vita che spreco.
L’esistere si misura in battiti. In palpitazioni.
Di quelle che tolgono il fiato. E quelle che contano davvero non sono poi così
tante. Cerchiamo di accumularne il più possibile. L’arrampicata può diventare
sterminato territorio di gioia o angusto affossamento dove far fermentare la
propria pochezza.
Vedi tu. A me non me ne frega più niente.
Non ho più dubbi.
È la felicità sulla pietra l’unico
allenamento efficace e fruttuoso.
Ma, sia chiaro, e qui è il trick, la
strada verso la gioia parte da un NO.
Combattere, lottare, opporsi ad ogni invasione
di campo da parte della mediocrità.
Sottoforma di pensieri, persone, azioni,
omissioni e reticenze.
Fermati. Respira. Chiudi gli occhi.
Prenditi cura di te e blocca ogni sterile
pallottola di te stesso.
Fai fiorire ogni tua giornata. Che la
vita poi verrà a chiederti il conto.
E passare gli ultimi anni di vita a
parlare di meteo è la peggiore delle condanne.
Sii responsabile.
Non si può amare la pietra senza amare se
stessi.
Diversamente si tornerebbe consumatori di
arrampicata. Tristemente appesi alle attese. Alle lamentele. Alle scuse. Alle
sue istanze manipolative. Ai rapporti di produzione e ai suoi effetti
dissocianti ed emarginanti. Divorato dal concretismo. Intellettualmente
appiattito.Feroce individualista e mistificatore dei dati di fatto; anche oggi si chiude domani?
Abdicare innanzi al buon senso.
Gettar via una vita così come la gente
getta via le domeniche in freddi e lividi centri commerciali.
Ci hai mai fatto caso che in un certo
senso, il più plumbeo, una vaga storpiatura della traduzione porterebbe a
chiamare uno di questi “MondoMedio”?
Ebbene, la direttrice su cui poniamo la
nostra lettura delle priorità è quella. Che se ne sia consapevoli o meno.
Guardarti da giù. Mentre ti fanno sicura.
Avvolto di gioia e magia. La stessa che ti confonde con il cielo blu frizzante
di questo vento da nord. Che ci provi di nuovo a chiudere il tiro.
Ma infondo ti basta esser qui.
Contento.
Di avercela fatta.
Ancora una volta.
A cambiar posizione.
Sui boulder di una vita.
L’arrampicata, stampatelo dentro, ti è
amica.
Non può esser altrimenti.
Diversamente è sempre colpa tua.
Perché salire è l’unico modo per non
sentir più freddo.
Per riuscire a non sentir più quel
prurito in quei punti dell’anima che non riesci a raggiungere.
Perché siam troppo umani per volare e
troppo poco per rimaner con i piedi per terra.
La scalata dunque è una delle poche cose
rimaste per innalzarci.
Per nobilitarci.
Per renderci il più possibile simili a ciò che vorremmo
essere.
Facciamola al meglio.