E succede che alla fine quel peso che ti portavi dentro
Si sposta un
po’.
Non
scompare. Ma si scansa, lasciandoti Visuale, lasciando entrar luce. Panorami di
sé.
Lasciando
intuire un po’ di pace. Finalmente.
Forse non
scomparirà mai. Per fortuna.
Lacerante,
presente, ma almeno non più declinazione del percepire.
Servirà a
ricordarti quanto può esser alto il prezzo da pagare quando ci si smarrisce
Quando non
si è più se stessi. Quando si è in balia.
E finisci per perdere quelle due o tre cose belle che la vita
ti aveva presentato. Una musa. A suggerirti di insistere. A conformarti, con
un contegno e una gentilezza à là Goethe, al nuovo interesse vitale.
Un ideale pacificato ed epurato.
E finisci per perdere quelle due o tre cose belle che la vita
ti aveva presentato. Una musa. A suggerirti di insistere. A conformarti, con
un contegno e una gentilezza à là Goethe, al nuovo interesse vitale.
Un ideale pacificato ed epurato.
Perso tutto.
Però ora è entrato un po’ di ossigeno.
Però ora è entrato un po’ di ossigeno.
E piangi, e
ti commuovi.
E ringrazi.
Sbagli sempre. Sbagli tanto. Ma demistifichi. Non più
Asservito ad
automatismi del pensare e dell’agire.
Ringrazi
perché sei debole. Ma almeno sei vivo. Sei vero. E ci provi ad esserlo.
Ci provi
ancora. Non tenti più di non-sbagliare. Lo metti in conto. Senza giudizio o
condanne.
Non esistono
eroi. Esistono solo le storie.
E i punti di
vista.
E le
narrazioni. Purtroppo. Che, nel bene e nel male, non saranno mai
Sovrapponibili
agli eventi, alle ragioni. Alle emozioni.
E
soprattutto all’amore.
Eh già.
Non avevi le
palle neanche di dirtelo.
Come se non
esistesse. Non potesse esserci.
Non potesse
più abitare in te.
E invece si.
è passato di
qui.
E ti ha
fatto tornare indietro da dov’eri finito.
I My Bloody
Valentine han fatto passare oltre venti anni dopo Loveless.
I TOOL fra
un disco e l’altro ne fan passare quasi dieci.
Non capisco
allora perché un disagiato come te
non riesca
ad aspettare qualche mese per poter tornare ad allenarsi.
È sempre il
solito discorso.
La scalata
non ha nulla a che vedere con una costruzione identitaria.
E comunque
non potrebbe aver più alcun ruolo in questo senso, cieco, chiuso. Senza prospettiva.
E se lo ha,
essa dirimerebbe una dialettica elusiva. E Dunque posticcia. Falsa.
Poiché
ancorata a stilemi etero indotti. Naufragata in una coazione a ripetere.
Tradotto.
Non hai capito un cazzo. As usual.
Al massimo
poteva essere un’armatura.
Si. per
guerre inutili però! Che vinci solo quando ti sottrai al conflitto.
Se
acquisisci consapevolezza del reale. Dell’inutilità ontologica delle lotte.
Di gran
parte di esse.
Hai ora
l’opportunità di godere dell’esperienza.
Di ritornare
a connetterti a te.
Ricordi i
voli pindarici sui tramonti, gli amici, l’estetica delle linee,
i cani, il
legame, di quanto possano esser belli i 6c e i 7a, la natura, l’amaca ecc.
ecc.?
Bene.
Facci vedere
se è vero.
O erano le
solite menzogne che sciorinavi a qualche sprovveduto principiante
Per
apparecchiare di te l’immagine di climber emo.tenerone.ma che comunque si
teneva.
Buffone.
Pagliaccio. Ipocrita.
Facci
vedere se sei vero.
Populismo
verticale.
Perché alla
fine questo fa colpo.
Sugli
stupidi però.
Noi invece
vogliamo le prove.
Di quel che
dici.
Di quel che
sei.
Ripeto: facci
vedere se sei vero.
Credevi che
già a marzo avresti potuto seguire una tabella di recupero.
E invece
niente.
La mano non
ne vuol sapere.
Il Pan
Gullich prende polvere.
Su
Jollypower non c’è spiegato come si allena la fiducia?
Non ci sono
le tabelline per far resistenza alla paura. Alle lacrime. Al dolore.
Al saper
attendere.
Altro che
sospendere. Sospendere il giudizio semmai.
Saper
attendere.
Sospendere
la rabbia. Sospendere tutto ciò che è di ostacolo
Alla
lucidità.
Sei in
crisi.
Ma non
atletica.
Non sai più
se sei veramente in grado di essere quel che senti di essere.
Se ne hai il
coraggio prima di tutto.
Hai ancora
fiducia in te?
Senza
fiducia l’attesa diventa condanna.
Hai il
coraggio di sentire che in verità sei molto più di così?
Perché lo
sei su parametri diversi.
Un
pronostico che poggia su paradigmi diversi.
Perché
adesso la vera forza non ha acluna
Connotazione
puramente tecnico/atletica.
Perché
adesso ti giochi gran parte di te.
E Proprio
mentre sembra che tu stia mollando tutto
In realtà
stai tenendo duro.
Mentre al
tuo Ego di climber pare di buttar via tempo NON trazionando
magari stai
concedendo recupero al cuore.
Che ne ha passate tante ultimamente.
Che ne ha passate tante ultimamente.
Stai
sghisando sulla zappa alla quale sei appeso.
Lasciati
andare. Istinto. Pancia.
Sono
meccanismi affinatisi in milioni di anni.
Naufraga
nelle opportunità.
Dimentica la
ragione. Quella è la sede del dubbio.
Che è utile.
Ma non ora.
Non
dimenticare quel che hai passato.
Sta attento.
INGRATO.
Piuttosto
Continua così.
Sghisa
ancora un po’. Recupera, fa calmare il cuore,
e quando sei
pronto parti convinto. Dagliene tutta.
Ridi, salta,
gioisci, fa il cazzone.
Perdona.
Rinuncia al
conflitto. Scala sul facile.
Ama.
Accogli. Comprendi.
Perdi tempo,
saluta i conoscenti. Parla con gli estranei.
Dimentica.
Gioca con i bambini, suona, corri, vai in bici.
Concediti
respiro. Tregua. Leggi Paco Roca.
Fai
lavatrici. Metti musica. Prega. Cammina. Viaggia. Cucina.
Naufraga
nelle opportunità.
Difendi quel
che rimane di te.
Riparti
dalla punizione.
Che meriti.
Respira forte.
Sorridi.
Sei vivo, Cretino!
