Tuo fratello
ha una casa, una compagna e una figlia. Due auto.
La tua ex
compagna, dieci anni di convivenza, è incinta. Di un altro naturalmente.
Tu invece
sei tornato a tempo record sul 7c e giri in furgone. Stai registrando il
secondo disco con la band.
Il pollice è
all’80%. Ma non vuoi operarlo ancora.
Basta.
Il bacino
pare ok. Hai solo un gamba più corta dell’altra.
Non vedi
l’ora di catapultarti a Chironico.
Anche se per
dr. Crimp è obiettivamente ancora presto.
Quest’estate
eri in pellegrinaggio a Font.
Stavolta è
dura.
Stavolta
molleresti sul serio la scalata.
Non te
l’aspettavi un colpo così.
Stai
dubitando. Di tutto. Di te. se scalare è ancora una scelta, autentica,
o è solo un
altro modo di fuggire.
Anzi. È la
scalata che ti ha fatto perdere l’unica cosa buona e bella che avevi costruito
in vita tua.
La tua
compagna.
Che ti ha
fatto sentire vivo come nessuno mai.
Che ha placato
ogni tua ansia, che ha annientato la paura.
Che ti ha
insegnato la fiducia.
Che in ogni
momento di tenebra è stata lì al tuo fianco.
Lei.
Ma anche la
scalata.
Nelle notti
a letto, col bacino in fiamme il braccio ingessato, che non riuscivi neanche a
girarti
Sotto le
coperte, fra le lacrime e i tuoi demoni di sempre, correva da te.
Non M
(quella a cui avevi detto di essere innamorato e che portavi in giro per la
regione
a provare 6b
del cazzo).
No.
L’altra,
quella a cui in ospedale avevi detto che non c’era necessità che si
interessasse.
Che te la
saresti cavata insieme a M.
che dopo
dieci anni era ormai il caso di aprirsi a nuove esperienze.
Stronzate.
Che coglione.
Dopo dieci
per fortuna era rimasta la verità.
E quindi nel
cuore della notte, con il freddo, correva da te, con il suo pigiama e la tua
colazione preferita,
aspettando
un’eternità che montassi sulla sedia a
rotelle per arrivare sino all’apriporta.
Non l’altra.
Lei.
E in un
quegli abbracci di tutta una notte la tua ansia volava via.
Le tue grida
si placavano.
Il sonno
diventava riposo.
E ti
commuovevi. Perché la serenità, quando viene rubata alla tenbra, è poesia.
E pensavi
che una donna così forse era da sposare.
Che una
persona così meritasse il tuo meglio.
Che il tuo
amore potevi ancora indirizzarlo verso di lei.
Ma c’era
ancora troppo dolore in giro qua e là. per l’abbandono.
Per la beffa
esistenziale che ti era stata da poco affibbiata.
Per la
ferita che scava ancora nel profondo.
Dalla quale
forse non ti libererai mai.
Perché
infondo non credevi fosse neanche umanamente possibile una spietatezza del
genere.
Arrivi a
provar vergogna per te.
Oggi hai
perso per la seconda volta.
A distanza
di meno di un anno ne hai collezionata un’altra.
E questa fa
male.
Forse il
problema sei tu.
Forse il
problema è la tua paura.
Forse non
meriti quel che di bello la vita ti ha donato.
Ok, va bene.
Ora vedi tutto nero, sei troppo
pessimista,
ti stai buttando giù .
forse si.
Ma oggi è
così.
Oggi non ce
la faccio.
Oggi ho
paura – per la prima volta – di mollare. Sul serio. Tutto.
Nulla ha un
senso autentico.
Nulla sembra
“vero”.
Non riesci a
lavorare, non scrivi, leggi libri stupidi.
Non ci
voleva (anche) questa.
Proprio ora
che sentivi di essere alla fine del percorso.
Te ne stai
parcheggiato in un angolo della vita. cercando di non dare nell’occhio.
Che te ne
vuoi star così. senza rotture di coglioni.
Oggi non ce
la faccio.
Proprio ora
che eri tornato in falesia con gioia, senza vergogna,
e senza
paura di incontrare persone da cui saresti stato volentieri alla larga.
In questo
momento, con una mano mezza rotta e nella forma fisica più bassa
Mai avuta in
vita tua, tutto ciò che ti è rimasto è la scalata.
E fa male
dirtelo, ma ti senti povero e misero. messo male.
solo.
Nei guai.
Però poi ci
pensi, e domenica ti è entrato un 7c.
Magari
morbido eh.
Ma non ha
importanza.
Sei mesi fa
dovevi prendere la sedia a rotelle per andare al cesso.
E domenica
ti è entrato un 7c.
Su cui
questa estate avevi fatto qualche giro senza troppa convinzione
E con
scarsissimi risultati.
La vita
mena. Pesante.
Ma tu sei
ancora qui.
Che sul crux
hai lanciato e tenuto una piatta svasa di sinistro.
E della tua
mano sinistra non ti fidavi più.
È piccola,
una puntina lì in fondo.
Ma una
lucina, quella lucina che riconosci, che ti dice chi sei, c’è. È ancora lì.
Se prima
avevi paura di crederci, adesso non puoi
Fare
altro…sempre se vuoi - letteralmente –
salvarti.
La scalata,
anche lei, è sempre stata al tuo fianco,
non ti ha
mai mollato, è stata una compagna esigente ma che ti ha donato una solida
fiducia in
te, rendendoti migliore, dandoti autodisciplina,
regalandoti
delle gioie che non avresti creduto possibili
per uno come
te. una pienezza di spirito rara. Tutto in ordine dentro.
Ogni
tassello al suo posto. Quiete. Limpidezza esistenziale.
Anche se
solo il weekend.
se la
scalata è tutto ciò che ti rimane
ripartiamo
da questa cazzo. Anche mezzi invalidi.
Ma almeno
non molliamo l’ultima roba rimasta a ricordarti chi sei.
Perché
esistere, resistere, è rialzarsi.
È Come scalare,
è un atto
profondamente individuale, se non addirittura identitario.
Non un
gioco di squadra.
