domenica 4 novembre 2018

Di rabbia e di disincanto



E cosa credevi, che fosse tutto facile ora?
Un cazzo.
È adesso che devi stringere i denti. Perché normalità significa
Nuovi dolori e vecchi mostri.
Blocchi secchi sul tiro di una vita.
A vista.
Che non ti aspetti.
Per vedere se sei vero.
Per vedere se sei in grado.
Le ricadute altro non sono che conferme.
Che sei sulla strada giusta. Che si continua così.

Appena sceso dal tiro. Passi il blocco liscio.
Ti fotte la continuità.
Una volta avevi resistenza ma non il massimale.

Magie della scalata.

Come adesso.
Hai il massimale per il dolore,
ti fotte la resistenza.
Un altro brutto colpo. Agli affetti, alla fiducia.
A quanto ti credevi allenato.
Ma certe cose non si allenano.

Perché da certe dinamiche, e certi personaggi,  TU DEVI STARNE ALLA LARGA.
l'arrampicata questo ha sempre fatto.
e questo fa. e ora, preziosa, è tornata.
difendila. ancor più di prima.
ricordi cosa ti ripetevi di notte in ospedale?
solo cose vere. autentiche. mai più buttar via tempo,
buttar via gioia, buttar via affetto.a vuoto.
Ne va del tuo equilibrio, della tua stessa lucidità esistenziale.
Tu interagisci con gli occhi dell’altro, cerchi le anime.
Il primato delle emozioni.
Ma ad oggi, nella pantomima delle comunicazioni tecnologicamente assistite,
si nasconde il disprezzo per le essenze, intercambiabili: l’una vale l’altra.
Quindi nessuna ha veramente valore.
Neanche la tua.
Ficcatelo in quella testa di cazzo.

La pietra.
una delle tre o quattro cose vere che ti sono rimaste.
Fra conversazioni e autorappresentazione, ti distrai un attimo
E scivoli nella stessa merda di sempre.
Quella che stava per ucciderti, nel caso te ne fossi dimenticato..
L’atrofia dei legami.

Orwell ti aveva messo in guardia: il pensiero, almeno come lo intendiamo ora,
non esisterà più.
Figuriamoci il sentimento. I legami.
Massificazione.
Ebbene, adesso più che mai è necessaria la tua totale, incondizionata
E radicale messa in discussione di quel che ti si pone innanzi.

Solo la pietra ti proietta in questo solco di lucido distacco e totale accettazione.
Shit happens no?
Beh, stronzo, facci vedere se è vero, se sei vero.

È che in falesia come nella vita si tenta
una declinazione di mondo in falsopiano, liscio e privo di ostacoli: per lo scorrimento veloce
Dei rapporti, dei legami, delle cordate, delle amicizie, degli affetti.
Si annchilisce il vigore di ogni trascendenza, di ogni vibrazione di anime una volta a contatto,
non puoi neanche rimanerci male.
Saresti tu il folle.

E oggi mentre passavi liscio sul blocco, al terzo giro di giornata
Stanco come mai,
Non ti pareva vero.
Ma lo è. Ed è un germogliare, un rifiorire, un riaffiorare di lacrime.
Anche ora.
In questo momento.
Che pensi che menomale che hai la scalata.
Che sennò saresti impazzito.
Di rabbia e di disincanto.
Incapace di sognare, di contemplare, di socchiudere gli occhi e
Sentirti come un filo d’erba al vento di maggio.
Pazzo, privo di capacità antagonista e oppositiva.
Illimitatamente manipolabile.
Dai bassi istinti di una civiltà dei consumi che uccide.
Che annienta di nichilismo ogni ti voglio bene, a vuoto e di troppo,
che proibisce la speranza.

Ma a questo servono i progetti, scalar duro,
a rimanerci aggrappati, a questa speranza puttana,
che non ci sarà una generale resa innanzi all’insensatezza generale.

Che non ci sarà una reiterata incapacità di dissentire
Dissinnesco conformistico,
in interiore homine.
che non è possibile evitare la parte offline della vita.
grazie al cielo.