Dici molti più grazie.
Ognuno a suo
modo a contribuito a (ri)portarti a galla.
A riportarti
qui.
Anzi a riportarti un cazzo.
A condurti.
dove sei ora.
Perché tu
non sei tornato, né come eri prima, né al livello.
Tu sei
diverso, sei da un’altra parte.
Forse Sei
meglio.
Lo senti.
Sai che è così.
Anche perché
non puoi dimenticare.
La
meraviglia e l’orrore.
Ti sembra
assurdo poterlo dire.
Ma forse
l’incidente ci voleva proprio.
Un anno. A
tempo record.
8a/+.
Dat shit it’s So Fuckin’hard buddy! Your beta is crazy!
ti diceva il
crucco che domenica la provava con te.
ed è stata
la prima volta che non ti sei messo lì a parlare di infortuni e carrozzine.
Come se
fosse tutto normale, come se non scalpitassi di gioia,
di nuova
pace. Pietra arancione tutto intorno.
La chitarra,
i bambini, l’amaca. Fare il coglione.
Nuovamente
barrette energetiche.
Quella roba
ti avvelenerà idiota.
Fosse una FA
chiameresti il tiro Kirschner. Già.
Perché –
letteralmente – ai suoi fili eri appeso,
rimaneva
attaccata l’ultima briciola di speranza.
Che eri
rimasto solo tu a coltivare.
Un burattino
nelle mani degli eventi.
non c’è solo la scalata.
Così finalmente metti la testa a posto.
Così finalmente cresci.
Che il tuo personaggio francamente ha stancato.
Questo mi è
stato detto. Giuro su dio.
Da gente che
credevo di famiglia.
In quel
preciso momento hai rotto i legami.
raccolto i
tuoi sorrisi,
quel poco
che rimaneva di te
E te ne sei
tornato a casa.
Con tuo
fratello che spingeva la carrozzina. in salita.
E poi sul
letto.
Con il
bacino in fiamme.
E con un
braccio fuori uso.
Ricordi
ancora l’ondata di panico quando ha chiuso la porta.
e sei
rimasto solo.
Vai tranquillo.Grazie.
Così finalmente mi riposo.
Queste saranno le mie ferie ahahaha
non volevi
dormir solo.
Con lei che
non rispondeva.
Che era in
palestra.
E poi a bere
una birra con i compagni di corso.
E poi chissà
dove. Chissà perché .
Ogni tanto
te lo domandi ancora.
In quelle
notti quel che è stato non ha un nome.
Ora è un
ricordo, ok.
Ma piangi
davanti a una tastiera solo a ricordarlo.
E ti vuoi
bene.
E sei fiero
di te.
questa roba
sarà sempre con te.
pensaci.
tutte le volte che ti caghi sotto.
Quasi un
mese dopo
L’ospedale
ti riferiva che il dito era collassato di nuovo,
che qualcosa
non era andato come da programma. Forse il gesso.
La vite che
teneva su il pollice
ha poi
spaccato altra roba seminando in giro altri frammenti di osso.
Con la mano
così la musica, e sicuramente la scalata, erano in forse.
Avresti
fatto molta difficoltà.
Per Sempre.
Per. Sempre.
Che ti
avrebbero fatto sapere.
Che ne
avrebbero discusso collegialmente.
Che forse
magari con una buona fisioterapia.
Nessuno si è
fatto più vivo.
Figli di
puttana.
Nessuno.
E allora giù
a parlare con fisiatri e fisioterapisti.
In
stampelle, sotto la pioggia, sui bus.
Ore di
attesa.
Caricando
quella cazzo di gamba sinistra che invece doveva rimanere
Immobile.
Ecco perché ora è più corta.
Nessuno.
Nessuno
cazzo.
nessuno dei
fisioterapisti ha voluto sfiorare la tua mano.
Io quella roba non te la faccio toccare da
nessuno.
Ti ha
confessato la fisiatra. Pure Bona.
Sai bene
cosa significa. Ci lavori ogni giorno.
Si chiama
nesso eziologico.
Nessuno avrebbe
voluto diventare un anello di quella catena.
Che va a
ritroso. Nell’accertamento delle responsabilità.
Perché si,
perché ce la vedremo in Tribunale.
E allora cosa posso fare?
Una nuova
operazione. No way.
E peraltro
senza garanzie di riuscita.
La situazione è piuttosto complessa.
Guidare con
una mano sola. In autostrada.
In furgone.
Con ancora gli adesivi attaccati e il materiale
sparpagliato
dentro dal soccorso alpino.
Con dentro
ancora l’odore di lei. Allontanatasi Chissà dove.
Senza un come va? Un come stai? Neanche via wahtsapp. Zero.
che il
giorno prima si rideva a letto, insieme,
e il giorno
dopo non esistevi più.
L’hai anche
rivista in falesia.
A far finta
di nulla.
Con una mano
sola, senza appuntamenti
(il primo
libero sarebbe stato a marzo 2018)
Ti sei
catapultato col cuore in gola in Pronto soccorso.
Chirurgia
della mano.
La migliore
in Italia. Probabilmente d’Europa.
Guardate le lastre per favore.
Con il tuo
dvd in mano e gli occhi carichi di paura e aspettativa.
Piangevi
come uno stronzo. Proto-quarantenne.
Nudo.
Completamente nudo.
Un anima che
cammina. Calpestata e sporca.
Ma ancora
pronta.
A vedere
fino in fondo
se e quando
sarà davvero
finita.
Il medico è
uno stronzo maleducato.
Quindi è uno
bravo.
È da operare.
Vede questi puntini bianchi?
Sono frammenti ossei.
Dovrò spostare tutto, pulire, riattaccare.
Probabilmente useremo fili di kirschner.
Più di uno. Dovremo tenere tutto fermo.
Quattro ore
e mezza di intervento.
Due
chirurghi, tre assistenti di sala.
Non ti ha
fatto effetto nessuna cazzo di sedazione. Nulla.
Ti hanno
bombato.
E tu zero.
Hai pianto e
pregato tutto il tempo.
Tutto il
fottuto cazzo di tempo.
Che è volato
via in un attimo.
Perché era
in gioco la stessa propsettiva di vita che portavi dentro, confusa,
e data per
scontato.
Per anni.
Come se
realmente potessimo decidere noi del nostro futuro.
Cosa fare.
Dove andare. Se cambiare lavoro.
Puttanate
amico mio.
Quello che potevamo fare è stato fatto.
Sbem.
Che non vuol
dire un cazzo.
O vuol dire
tutto.
Polvere fra
le mani.
Altri 45
giorni di gesso e 21 giorni di fili di K.
Non passano
mai.
Lavarsi è
una tortura.
Ed era così
già da un mese.
(...)
