lunedì 28 gennaio 2019

Teorie svedesi e deserti di sicurezze



Cadi in catena di un 8a+. Per eccesso di felicità.
Ieri hai disperatamente cannato un 7c al terzo giro per le dita fredde. sulla parte finale di 6b+
Sei soddisfatto.
Sei sempre molto severo ma stavolta sei gentile.con te.con la vita.
Non sono scuse. O almeno non completamente.
Insomma non stai banfando.
Riconosci il valore della cosa.

Esattamente un anno fa toglievi quei fili di ferro dalle mani.
10/15 cm l’uno.
Hai dato l’anima.
Hai dato tutto.
Ma allo stesso tempo l’hai vissuta come la cosa più insignificante e normale.
Insomma, è un pezzo di pietra,
mica la cura contro il cancro.

Eppure è tutto bellissimo.
Di nuovo. Più di prima.
Ora in falesia SEI rilassato, NON FAI il rilassato.
SEI contento NON FAI il contento.
Parti sul tiro come se fossimo al mare e vai a farti una nuotata da solo.
Perché ami l’acqua. Perché ami il gesto.
Perché ami il silenzio. Dentro.

Poi rientri.
E riprendi il discorso dove l’avevi lasciato.
Sul nuovo disco dei TOOL
Su chi suona stasera in quel posto,
su quella ragazza di cui ti stai innamorando.
E non credevi neanche più possibile usare questa parola.
Eppure è così.

Nonostante i casini, questo lavoro folle, e il mondo che ti fa male,
ti riapri alla vita.
combini errori su errori, sbagli tutto. Fai male senza volerlo.
Errori dettati dalla paura, dell’illusione distopica di affrancarsi dal dolore,
cercare la sicurezza. Vai a guardarti di nuovo la teoria svedese dell’amore.
Ma quel tipo di sicurezza che cerchi è un cazzo di deserto.
È ovvio che dove non può germogliare nulla
Non spunterà neanche dolore.

Ma quello è morire un poco alla volta.
E tu ti sei già giocato tutti i jolly che avevi.
Ora a te tocca rimanere in vita.
Perché non-vivere è peggio che rimanerci secco.

E sentirla questa esistenza.
Nelle contrazioni muscolari, come
Nelle ferite. Nelle cadute su roccia e nella vita.
Eppure nonostante questi macigni che ti rallentano tu hai continuato a muoverti.
Perché tu tendi a quello. Come un fiume tende a valle.
Non puoi farci nulla.
È una condanna. O una risorsa.

In equilibrio fra ricerca di approvazione
E coraggio di essere quel che senti di essere.

È incredibile.
Prima dell’incidente saresti stato insopportabile dopo un weekend come questo.
Ottàppiù di qua tentativi sull’ottobbì di là,
setteccì in giornata…BUFFONE.
Invece ora non ti frega un cazzo.
O meglio.
Ha tutto un altro significato. E un altro valore.
E forse ha MOLTO più valore ora.

Arrivi in falesia in silenzio.
Fai silenzio. Eviti di inquinare. Anche acusticamente.
Il territorio, l’animo degli altri e il tuo.
Al massimo un po’ di fingerpicking alla chitarra.
Ma sempre sottovoce, discretamente.
Per te. per calmarti prima del giro buono.
Non per farti vedere.
Non c’è richiesta.
Non c’è supplica narcisistica.
Ci sei tu con la tua voglia di stupirti.
Con i tuoi miliardi di sottotesti di paura e armature in sovrastruttura.
Però sei ancora qui, nel tentativo
Di cercare la poesia.
Di sentire i brividi.

Che la musica ha tornato a darti.
Che la pietra ti ha restituito dopo tanto sapore amaro. Di terra e di sangue.
Di ossa rotte e immobilismo.
Di cuore spezzato e silenzi come incudini.

Solo poesia.
Che vedi in lei.
Che chissà da dove è spuntata fuori.
Con tutti i nostri limiti.
Con tutte le nostre paure e l’illusione di un affrancamento dalla sofferenza.
Che siam custodi forse di una cosa ancor più grande di noi.
Che giorno dopo giorno si rivela, nella sua grandiosità
E nella sua delicatezza.
E sprigiona i suoi profumi.
Le devi scrivere queste cose. Perché non hai neanche le palle di dirle nulla.
Neanche lo cose piccole e belle. Le più vere.
Perché sennò dopo lei mi farà male, se ne approfitterà, mi butterà via,
delusa e annoiata.

È la salita a vista più spaventosa di tutte
Quella che fai bendato, tenendoti per mano con la persona
Che potrebbe darti il colpo di grazia e buttar(ti) di nuovo giù. In tutto.

Ma le sicurezze sono deserti.
Raccogli da terra i tuoi sorrisi.
Abbine il coraggio:
esigi l'incanto.