Cadi in
catena di un 8a+. Per eccesso di felicità.
Ieri hai
disperatamente cannato un 7c al terzo giro per le dita fredde. sulla parte
finale di 6b+
Sei
soddisfatto.
Sei sempre
molto severo ma stavolta sei gentile.con te.con la vita.
Non sono
scuse. O almeno non completamente.
Insomma non
stai banfando.
Riconosci il
valore della cosa.
Esattamente
un anno fa toglievi quei fili di ferro dalle mani.
10/15 cm
l’uno.
Hai dato
l’anima.
Hai dato
tutto.
Ma allo
stesso tempo l’hai vissuta come la cosa più insignificante e normale.
Insomma, è un pezzo di pietra,
mica la cura contro il cancro.
Eppure è
tutto bellissimo.
Di nuovo.
Più di prima.
Ora in
falesia SEI rilassato, NON FAI il rilassato.
SEI contento
NON FAI il contento.
Parti sul
tiro come se fossimo al mare e vai a farti una nuotata da solo.
Perché ami
l’acqua. Perché ami il gesto.
Perché ami
il silenzio. Dentro.
Poi rientri.
E riprendi
il discorso dove l’avevi lasciato.
Sul nuovo
disco dei TOOL
Su chi suona
stasera in quel posto,
su quella
ragazza di cui ti stai innamorando.
E non
credevi neanche più possibile usare questa parola.
Eppure è
così.
Nonostante i
casini, questo lavoro folle, e il mondo che ti fa male,
ti riapri
alla vita.
combini
errori su errori, sbagli tutto. Fai male senza volerlo.
Errori
dettati dalla paura, dell’illusione distopica di affrancarsi dal dolore,
cercare la
sicurezza. Vai a guardarti di nuovo la
teoria svedese dell’amore.
Ma quel tipo
di sicurezza che cerchi è un cazzo di deserto.
È ovvio che
dove non può germogliare nulla
Non spunterà
neanche dolore.
Ma quello è
morire un poco alla volta.
E tu ti sei
già giocato tutti i jolly che avevi.
Ora a te
tocca rimanere in vita.
Perché
non-vivere è peggio che rimanerci secco.
E sentirla
questa esistenza.
Nelle
contrazioni muscolari, come
Nelle
ferite. Nelle cadute su roccia e nella vita.
Eppure
nonostante questi macigni che ti rallentano tu hai continuato a muoverti.
Perché tu
tendi a quello. Come un fiume tende a valle.
Non puoi
farci nulla.
È una
condanna. O una risorsa.
In
equilibrio fra ricerca di approvazione
E coraggio
di essere quel che senti di essere.
È
incredibile.
Prima
dell’incidente saresti stato insopportabile dopo un weekend come questo.
Ottàppiù di
qua tentativi sull’ottobbì di là,
setteccì in
giornata…BUFFONE.
Invece ora
non ti frega un cazzo.
O meglio.
Ha tutto un
altro significato. E un altro valore.
E forse ha
MOLTO più valore ora.
Arrivi in
falesia in silenzio.
Fai
silenzio. Eviti di inquinare. Anche acusticamente.
Il
territorio, l’animo degli altri e il tuo.
Al massimo
un po’ di fingerpicking alla chitarra.
Ma sempre
sottovoce, discretamente.
Per te. per
calmarti prima del giro buono.
Non per
farti vedere.
Non c’è
richiesta.
Non c’è
supplica narcisistica.
Ci sei tu
con la tua voglia di stupirti.
Con i tuoi
miliardi di sottotesti di paura e armature in sovrastruttura.
Però sei
ancora qui, nel tentativo
Di cercare
la poesia.
Di sentire i
brividi.
Che la
musica ha tornato a darti.
Che la
pietra ti ha restituito dopo tanto sapore amaro. Di terra e di sangue.
Di ossa
rotte e immobilismo.
Di cuore
spezzato e silenzi come incudini.
Solo poesia.
Che vedi in
lei.
Che chissà
da dove è spuntata fuori.
Con tutti i
nostri limiti.
Con tutte le
nostre paure e l’illusione di un affrancamento dalla sofferenza.
Che siam custodi
forse di una cosa ancor più grande di noi.
Che giorno
dopo giorno si rivela, nella sua grandiosità
E nella sua
delicatezza.
E sprigiona
i suoi profumi.
Le devi
scrivere queste cose. Perché non hai neanche le palle di dirle nulla.
Neanche lo
cose piccole e belle. Le più vere.
Perché sennò
dopo lei mi farà male, se ne approfitterà, mi butterà via,
delusa e
annoiata.
È la salita
a vista più spaventosa di tutte
Quella che
fai bendato, tenendoti per mano con la persona
Che potrebbe
darti il colpo di grazia e buttar(ti) di nuovo giù. In tutto.
Ma le
sicurezze sono deserti.
Raccogli da
terra i tuoi sorrisi.
Abbine il
coraggio:
esigi
l'incanto.
