Odio
l’arrampicata.
odio i
furgoni parcheggiati senza rispetto da
Sedicenti
amanti della natura, odio gli adesivi, ambiti di significato,
ma che in
realtà altro non sono che marche di oggetti, beni di consumo.
Il consumismo ha finito per consumarci. Appunto:
ambiti di significato. Di identità.
Odio tutto
questo.
Perché l’ho ritrovato
in me, e qui.
Su un
terrazzo esposto su un abisso.
E volevo
venir qui per starne lontano.
Odio l’
ipocrisia,
i finti
sorrisoni,
gli alè a
vuoto senza empatia
mentre un
povero cristo sta provando a concentrarsi.
Prima del
boulder. Sul progetto di una vita. e magari può scalare solo oggi.
Strappando una
smozzicata mattina ai casini di una vita.
Mi manca il
silenzio.quello interiore.
Come forma
di rispetto.
Odio il
ciarlare vuoto e sterile.
una cazzo di
sottile e costante guerra.
Di gradi, di
numero di giri, di tiri, di prevaricazione.
Odio l’
invidia e il desiderio di superiorità.
ambizione e desiderio di esibizione.
Possesso e
approvazione.
Siam sempre
là.
Odio l’allegria
da surfer. Finta, ridondante e di circostanza. Le chiacchiere noiose da sala
indoor.
Forti con i
deboli e deboli con i forti. Come nella giungla.
Animali
cazzo. Un branco. Selvaggi. Incivili. Sintesi dei nostri tempi.
È possibile
che non ci accomuni altro?
Odio le
mattine passate a chiedere se quel tiro è libero.
Odio le
arrampicatrici. Senza talento.
Dress code. Outfit impeccabile ma motoriamente
imbarazzanti.
Il tempo
perso, le chiacchiere a vuoto, le sicure infinite.
Il desiderio
pornografico di impressionarle.
Pavoni
appesi a ronchie. Patetici e arrapati.
Ostentare
quattro movimenti su tiri 3 gradi sotto un riscaldo qualsiasi.
Anche questo
è inquinare.
Amore per la
natura un paio di palle.
delirio
conformista.
Prona accettazione
delle dinamiche senza desiderio di elevarsi.
Insensatezza.
Più di ogni
altra cosa
Odio me.
sono tutto
questo . sono peggio.
Infortunio un cazzo. Basta.
mi rode il
culo. mi giustifico. ho una paura fottuta
Che il mio
personale teatrino sia finito. Tutto finito.
finito così.
Sono un
viscido. un mediocre.
Infortunio
un cazzo.
Ci hai
marciato.
Per farti
bello. Come sempre, poser.
Un bastardo
ipocrita.
Come tutti.
Peggio di tutti.
Perché
questa roba l’hai amata. Alla follia.
E poi hai
smesso.
Anche qui,
cristo, anche qui (!) sei riuscito a metterti una maschera.
Ti odio.
Perché hai
continuato a scalare nonostante tutto.
Odio il
fatto che ci speri ancora.
Ma Odio
anche il male che ti hanno fatto.
Odio le
prese in giro.
Odio le
bugie.
Odio i
tradimenti. La menzogna e l’inganno.
Ogni singola
persona che ti ha usato. Che se ne è approfittata.
Che diffama.
Alla quale
rispondi con i tuoi silenzi e i tuoi sorrisi di indulgenza e affettuosità.
Come se
conservare un buon ricordo sia uno scudo a tutto questo.
Ti rende
solo ancor più patetico e ipocrita.
Fa uscire la
rabbia.
Ché è quella
che ti tiene appeso sui boulder della vita. mica la gentilezza.
Ti odio
perché hai provato a starne alla larga. dalla pietra.
A dimenticartene. che di scalare non ti frega un cazzo.
la roccia esige pulizia d'animo. perchè riflette. quasi fosse uno specchio.
Ti legge dentro. tutto. ogni piega. ogni disagio.
A dimenticartene. che di scalare non ti frega un cazzo.
la roccia esige pulizia d'animo. perchè riflette. quasi fosse uno specchio.
Ti legge dentro. tutto. ogni piega. ogni disagio.
starne alla larga per un po'.
Che è tutt’altro che tentare di affrontare il problema.
Che è tutt’altro che tentare di affrontare il problema.
Odio che hai
simulato disinteresse.
Che eri
superiore, che era noioso, che ora c’è solo la musica.
Fai schifo.
Ha ragione
la tipa.
Sei un
narcisista con doppie, triple identità.
È bene che
tu stia alla larga da tutti.
Perché sei
inquinante e tossico.
Ha ragione.
Ci ha preso
in pieno.
Sei immondizia.
Colpito e
affondato.
Ma ti odierò
ancor di più se non tornerai più te.
Perché dopo
tutto, ieri, dopo quattro mesi Senza
scalare
eri felice
come un ragazzino. Limpido e leggero. Nonostante la merda di questi giorni.
Come non ti
accadeva da tempo. con R. sempre lui.
Per quattro
prese di plastica tirate in palestra. Vuota.
Odio
l’arrampicata. La odio. Non ce la faccio più. Sono esausto.
Ma è l’unica
cosa che mi pulisce.
mi dà la
gioia di bambino.
Sento i miei
occhi brillare.
Lo so. Ne sono
certo.
Voglio
essere felice.
Voglio
essere me.
E alla fine
sei tornato in falesia,
con lei.
Che sta
imparando. Che non ha neanche la vaga idea
Di cosa si
celi dietro questo mondo.
Voleva solo che
andassi sul tiro.
Si è
impegnata. Ti ha fatto una sicura attenta.
È stata
paziente innanzi al tuo disgustoso nervosismo.
È stata
silenziosa e poi ti ha anche preso in giro.
Come fossi
un bimbo corrucciato e spaventato.
E poi, una volta
sceso, leggero e raggiante era felice quanto te.
E ti ha
abbracciato. Fatto una carezza.
Sei contento adesso?
E tu
piangevi. Perché è la prima volta che questa cosa accade.
La prima.
Hai sentito
l’inutilità delle maschere. Il peso specifico che esse si portano dietro.
Zavorre.
Non meriti
questo dono.
O forse si.
dopo tutta
la merda ingurgitata.
le tue paure
le partorisci e le alimenti. Da solo.
E non hai
ancora imparato.
È stata
eroica.
Ti ha ridato
il sorriso, ancora una volta.
Ti sta
riportando a te. per mano.
ha visto in
te quel che tu speri.
Non so cosa sia.
Ma è la
prima volta che assaporo una sensazione simile.
Che sento
che a qualcuno interessa il mio bene. E basta.
Che guarda
dritto dentro il bimbo grasso sudato e sorridente.
E lo
accoglie. E lo abbraccia. E lo fa sentire normale.
Che non lo
maltratta. E Non lo inganna.
Che non è pronta ad abbandonarlo al primo
inconveniente. Alla prima sconfitta.
Un sorriso,
una carezza. Non serviva altro.
Era davvero tutto
qui?
Ho paura.
Un altro
colpo non lo reggerei.
Ma ho
bisogno di sognare.
Il boulder è
entrato al primo colpo.
Non era mai
accaduto.
Il miglior
allenamento
È scalare
felici.
Era davvero tutto qui?
