lunedì 28 ottobre 2019

Nessuno completa nessuno



Odio l’arrampicata.
odio i furgoni parcheggiati senza rispetto da
Sedicenti amanti della natura, odio gli adesivi, ambiti di significato,
ma che in realtà altro non sono che marche di oggetti, beni di consumo.
Il consumismo ha finito per consumarci. Appunto: ambiti di significato. Di identità.
Odio tutto questo.
Perché l’ho ritrovato in me, e qui.
Su un terrazzo esposto su un abisso.
E volevo venir qui per starne lontano.

Odio l’ ipocrisia,
i finti sorrisoni,
gli alè a vuoto  senza empatia
mentre un povero cristo sta provando a concentrarsi.
Prima del boulder. Sul progetto di una vita. e magari può scalare solo oggi.
Strappando una smozzicata mattina ai casini di una vita.
Mi manca il silenzio.quello interiore.
Come forma di rispetto.
Odio il ciarlare vuoto e sterile.
una cazzo di sottile e costante guerra.
Di gradi, di numero di giri, di tiri, di prevaricazione.
Odio l’ invidia e il desiderio di superiorità.
ambizione e  desiderio di esibizione.
Possesso e approvazione.
Siam sempre là.

Odio l’allegria da surfer. Finta, ridondante e di circostanza. Le chiacchiere noiose da sala indoor.
Forti con i deboli e deboli con i forti. Come nella giungla.
Animali cazzo. Un branco. Selvaggi. Incivili. Sintesi dei nostri tempi.
È possibile che non ci accomuni altro?
Odio le mattine passate a chiedere se quel tiro è libero.

Odio le arrampicatrici. Senza talento.
Dress code. Outfit impeccabile ma motoriamente imbarazzanti.
Il tempo perso, le chiacchiere a vuoto, le sicure infinite.
Il desiderio pornografico di impressionarle.
Pavoni appesi a ronchie. Patetici e arrapati.
Ostentare quattro movimenti su tiri 3 gradi sotto un riscaldo qualsiasi.

Anche questo è inquinare.
Amore per la natura un paio di palle.
delirio conformista.
Prona accettazione delle dinamiche senza desiderio di elevarsi.
Insensatezza.


Più di ogni altra cosa
Odio me.

sono tutto questo . sono peggio.
Infortunio un cazzo. Basta.
mi rode il culo. mi giustifico. ho una paura fottuta
Che il mio personale teatrino sia finito. Tutto finito.
finito così.
Sono un viscido. un mediocre.
Infortunio un cazzo.
Ci hai marciato.
Per farti bello. Come sempre, poser.
Un bastardo ipocrita.
Come tutti.
Peggio di tutti.
Perché questa roba l’hai amata. Alla follia.
E poi hai smesso.
Anche qui, cristo, anche qui (!) sei riuscito a metterti una maschera.

Ti odio.
Perché hai continuato a scalare nonostante tutto.
Odio il fatto che ci speri ancora.

Ma Odio anche il male che ti hanno fatto.
Odio le prese in giro.
Odio le bugie.
Odio i tradimenti. La menzogna e l’inganno.
Ogni singola persona che ti ha usato. Che se ne è approfittata.
Che diffama.
Alla quale rispondi con i tuoi silenzi e i tuoi sorrisi di indulgenza e affettuosità.
Come se conservare un buon ricordo sia uno scudo a tutto questo.
Ti rende solo ancor più patetico e ipocrita.
Fa uscire la rabbia.
Ché è quella che ti tiene appeso sui boulder della vita. mica la gentilezza.

Ti odio perché hai provato a starne alla larga. dalla pietra.
A dimenticartene. che di scalare non ti frega un cazzo.
la roccia esige pulizia d'animo. perchè riflette. quasi fosse uno specchio.
Ti legge dentro. tutto. ogni piega. ogni disagio.
starne alla larga per un po'.
Che è tutt’altro che tentare di affrontare il problema.
Odio che hai simulato disinteresse.
Che eri superiore, che era noioso, che ora c’è solo la musica.
Fai schifo.
Ha ragione la tipa.
Sei un narcisista con doppie, triple identità.
È bene che tu stia alla larga da tutti.
Perché sei inquinante e tossico.
Ha ragione.
Ci ha preso in pieno.
Sei immondizia.
Colpito e affondato.

Ma ti odierò ancor di più se non tornerai più te.

Perché dopo tutto, ieri, dopo quattro mesi  Senza scalare
eri felice come un ragazzino. Limpido e leggero. Nonostante la merda di questi giorni.
Come non ti accadeva da tempo. con R. sempre lui.
Per quattro prese di plastica tirate in palestra. Vuota.

Odio l’arrampicata. La odio. Non ce la faccio più. Sono esausto.
Ma è l’unica cosa che mi pulisce.
mi dà la gioia di bambino.
Sento i miei occhi brillare.
Lo so. Ne sono certo.

Voglio essere felice.
Voglio essere me.

E alla fine sei tornato in falesia,
con lei.
Che sta imparando. Che non ha neanche la vaga idea
Di cosa si celi dietro questo mondo.
Voleva solo che andassi sul tiro.
Si è impegnata. Ti ha fatto una sicura attenta.
È stata paziente innanzi al tuo disgustoso nervosismo.
È stata silenziosa e poi ti ha anche preso in giro.
Come fossi un bimbo corrucciato e spaventato.
E poi, una volta sceso, leggero e raggiante era felice quanto te.
E ti ha abbracciato. Fatto una carezza.
Sei contento adesso?
E tu piangevi. Perché è la prima volta che questa cosa accade.
La prima.
Hai sentito l’inutilità delle maschere. Il peso specifico che esse si portano dietro.
Zavorre.

Non meriti questo dono.
O forse si.
dopo tutta la merda ingurgitata.

le tue paure le partorisci e le alimenti. Da solo.
E non hai ancora imparato.
È stata eroica.
Ti ha ridato il sorriso, ancora una volta.
Ti sta riportando a te. per mano.
ha visto in te quel che tu speri.

Non so cosa sia.
Ma è la prima volta che assaporo una sensazione simile.
Che sento che a qualcuno interessa il mio bene. E basta.
Che guarda dritto dentro il bimbo grasso sudato e sorridente.
E lo accoglie. E lo abbraccia. E lo fa sentire normale.
Che non lo maltratta. E Non lo inganna.
Che  non è pronta ad abbandonarlo al primo inconveniente. Alla prima sconfitta.
Un sorriso, una carezza. Non serviva altro.
Era davvero tutto qui?

Ho paura.
Un altro colpo non lo reggerei.
Ma ho bisogno di sognare.

Il boulder è entrato al primo colpo.
Non era mai accaduto.

Il miglior allenamento
È scalare felici.

Era davvero tutto qui?