martedì 7 gennaio 2020

Oggi mi godo questa dolcezza



Io non credevo che potesse essere così bello.
Dopo tanto tempo.
Dopo tanti errori e tante derive.

Partire.
Ogni giorno senza una meta precisa.
Caricare cane, cibo e the caldo.
Decidere a istinto una falesia.
Un giorno decidi tu, un giorno lei.
Sei sette tiri tu. Una manciata lei.
Sentirsi sicuro.
Nella vita e appeso ad una corda.

Mostrare (tutte) le tue debolezze, cadere.
Con la consapevolezza di averla lì. A tenerti.

Io non ho mai provato nulla di simile.

Una manciata di giorni smozzicati e strappati al lavoro.
In giro per falesie a picco sul mare o incastonate fra dolci colline scintillanti d’inverno.
Sempre al sole. Roccia calda.

Scender giù in paese a fine giornata.
Godere di un buon calice di rosso.
Ripassare i passaggi della conferenza sul brutalismo sovietico.
Magari di notte farsi prendere anche dall’ansia da rientro a lavoro.
Ma sapere finalmente di non esser soli.
Accettare i propri limiti. Anche gli errori se necessario.
Ma guardare avanti.
In un anelito di miglioramento.

Altro che gradi.
Però comunque scalare bene. Sempre meglio.
Più consapevole. Più forte. Più solido.
Quasi tutto a vista.

E poi tornare nella falesia dell’incidente.
Tornare sul tiro che stava per ucciderti.
Passare stavolta i primi due del tiro a fianco.
E sticazzi se è da farlocconi cacasotto.
Ci tengo troppo a vivere. A poter vivere così.
Rischiare di chiuderlo al secondo giro.
Sentire un peso dentro.
Una paura ingiustificata ma comprensibilissima.
Fare ogni singolo movimento come se dovessi trainare con te
Un peso immane. Una montagna di sottintesi. E di dolore.

Tornerò. Tornerò a chiudere i conti con il vecchio me.
Ora però tieni attaccata a te questa serenità, questa gioia.
Questa pace.
Cantare Brunori. E sorridere.
E non pensarci.
Non avere speranza. Avere fede.

E domani chissà…