Non ti ho mai ringraziato abbastanza.
Mi dici sempre che io ti ho aiutato.
Ma non immagini quanto Tu sia stato
fondamentale.per me.
Per non smarrirmi in un altrove
difforme e alieno al mio sentire.
Sei lontano ormai. Com’è giusto.
Come meriti.
La vita riserva cose meravigliose alle
persone, rare, come Te.
Mi hai protetto e detto verità.
A mettermi in guardia alle prime
avvisaglie di desolazione. Snaturarsi giorno per giorno.
E non accorgersene. Se non ci fossi
stato tu. Non ci sarei io.
Sei stato poi l’unico a rimanere al
mio fianco. A non cedere ai tentativi
Di isolamento. Di diffamazione.
A non credere a quello che, anche a te,
è stato detto.
A difendermi anche.
Eri con me.
Quando non avevo più nessuno.
Ora la verità sta tornando e, come mi
avevi promesso, la vita torna dolce, e tornano i sorrisi.
Ma ce ne sarebbero di più se tu fossi
qui.
Non dimenticherò mai.
Mi hai fatto sentire meno solo. Mi hai
fatto sentire “normale”.
Sei stato al mio fianco nei momenti più
bui e abbiamo condiviso
Attimi di pulizia e serenità che
conserverò per sempre.
Ero ferito, a pezzi. Spaventato.
E tu ti sei preso cura di me.
Sin dal primo giorno.
Senza di te, ne sono certo, sarei
sicuramente diverso,
incastrato in altre situazioni e
abbandonato ad altre direzioni più simili a derive e manipolazioni.
Ma noi amiamo così (ci diciamo sempre)
smarrendoci, perdendoci per l’altro.
Rischiando tutto. Persino un’identità
costruita a fatica.
È dura. Senza strategie,
sovrastrutture o ego ingombranti quanto accuse ingiuste.
Ricordo i tramonti in falesia. Partire
la mattina presto per andar via lontano.
Arrampicare, o non arrampicare se non
ne avevamo voglia.
La fiducia per tornare sul tiro.
Ricordo ogni singola parola. Quando ci
stavamo vicini.
Quando, a turno, o io o tu, si stava un
po’ male.
Perché siam così.
Ti ho visto rifiorire, anche tu. Dopo
tutto l’annichilimento fisiologico
Che lascia un dolore ingiusto.
Inaspettato. Immeritato.
Ricordo tutte le volte che mi hai messo
in guardia.
Che mi vedevi troppo triste. Troppo
assente. Troppo diverso.
Ai limiti dell’insignificanza.
E alla fine trovare il coraggio per
rimettermi in piedi.
Per tornare a me.
Ciò che c’è è delicato. E lo
proteggerò.
Non scivolando nella distanza del
ricordo.
Siam stati belli insieme.
Ci siamo intercettati.
E ora, come in un tramonto che scivola
giù, e affonda in questa ferita,
mi rimane ancora addosso un po’ di
calore.
In questa diffusa atrofizzazione del
pensiero, del sentimento, del dissenso
Proliferano i tempi attuali, bui.
Messaggi standardizzati, risposte
standardizzate, linguaggio del sentire uniformato.
Simulare libertà. Stories senza
storia.
“Credere di scegliere” credendo di
“scegliere”.
Capacità critica smarrita e capillare
diffusione dell’obbedienza.
Automatismi.
L’ammiccare suadente della società
opulenta dei consumi.
Che tutto fagocita.
Persino l’anima delle persone,
convertite in bimbi
Viziatucoli e capricciosi mal disposti
all’autocritica.
I buoni vincono solo nei film.
crucifige. La massa sceglie
Barabba.
Lo sai, sono abbastanza insofferente e
poco incline alle grandi narrazioni
e al tirare in ballo sommi principi.
e al tirare in ballo sommi principi.
Con gli amici, con una compagna, sul
lavoro. Con l’arrampicata.
Ma con te è stato vero.
Con te abbiamo arginato questo deserto
che si espande (e tornerà a farlo)
Da questo presente muto. Che inaridisce
il sentimento, amori che non si sono radicati,
estinti al loro sorgere, ricordi che
non si riaagganciano a nulla. Solitudine frammentata.
Come se la verità avesse due facce.
E una di queste è l’inutilità
dell’esistere, del provarci. Dell’errore.
Ma tu mia hai preso, immerso com’ero
in tutto questo,
e mi hai ricordato quanto è bello
guardare altrove. Con coraggio.
Anche autoinfliggendosi dolore.
Allontanandosi, scivolando, scappando
via da quel che credi essere il tuo
abitato ma che in realtà ti occupa, ti inquina e ti smarrisce.
Un altrove che spera ancora, che non si
rassegna, che non si piega,
che promette, che ride, che ama, che piange, che è grato,
che mette a tacere il rumore insensato delle sterili abitudine diffuse.
che mette a tacere il rumore insensato delle sterili abitudine diffuse.
Soffocati dall’On line
Ti abbraccio R.
Grazie.
