mercoledì 5 febbraio 2020

Intercettarsi e trovare ancora respiro


Non ti ho mai ringraziato abbastanza.
Mi dici sempre che io ti ho aiutato.
Ma non immagini quanto Tu sia stato fondamentale.per me.
Per non smarrirmi in un altrove difforme e alieno al mio sentire.

Sei lontano ormai. Com’è giusto. Come meriti.
La vita riserva cose meravigliose alle persone, rare, come Te.
Mi hai protetto e detto verità.
A mettermi in guardia alle prime avvisaglie di desolazione. Snaturarsi giorno per giorno.
E non accorgersene. Se non ci fossi stato tu. Non ci sarei io.
Sei stato poi l’unico a rimanere al mio fianco. A non cedere ai tentativi
Di isolamento. Di diffamazione.
A non credere a quello che, anche a te, è stato detto.
A difendermi anche.
Eri con me.
Quando non avevo più nessuno.
Ora la verità sta tornando e, come mi avevi promesso, la vita torna dolce, e tornano i sorrisi.
Ma ce ne sarebbero di più se tu fossi qui.

Non dimenticherò mai.

Mi hai fatto sentire meno solo. Mi hai fatto sentire “normale”.
Sei stato al mio fianco nei momenti più bui e abbiamo condiviso
Attimi di pulizia e serenità che conserverò per sempre.
Ero ferito, a pezzi. Spaventato.
E tu ti sei preso cura di me.
Sin dal primo giorno.

Senza di te, ne sono certo, sarei sicuramente diverso,
incastrato in altre situazioni e abbandonato ad altre direzioni più simili a derive e manipolazioni.
Ma noi amiamo così (ci diciamo sempre) smarrendoci, perdendoci per l’altro.
Rischiando tutto. Persino un’identità costruita a fatica.
È dura. Senza strategie, sovrastrutture o ego ingombranti quanto accuse ingiuste.

Ricordo i tramonti in falesia. Partire la mattina presto per andar via lontano.
Arrampicare, o non arrampicare se non ne avevamo voglia.
La fiducia per tornare sul tiro.
Ricordo ogni singola parola. Quando ci stavamo vicini.
Quando, a turno, o io o tu, si stava un po’ male.
Perché siam così.
Ti ho visto rifiorire, anche tu. Dopo tutto l’annichilimento fisiologico
Che lascia un dolore ingiusto. Inaspettato. Immeritato.

Ricordo tutte le volte che mi hai messo in guardia.
Che mi vedevi troppo triste. Troppo assente. Troppo diverso.
Ai limiti dell’insignificanza.
E alla fine trovare il coraggio per rimettermi in piedi.
Per tornare a me.

Ciò che c’è è delicato. E lo proteggerò.
Non scivolando nella distanza del ricordo.
Siam stati belli insieme.

Ci siamo intercettati.

E ora, come in un tramonto che scivola giù, e affonda in questa ferita,
mi rimane ancora addosso un po’ di calore.

In questa diffusa atrofizzazione del pensiero, del sentimento, del dissenso
Proliferano i tempi attuali, bui.
Messaggi standardizzati, risposte standardizzate, linguaggio del sentire uniformato.
Simulare libertà. Stories senza storia.
“Credere di scegliere” credendo di “scegliere”.
Capacità critica smarrita e capillare diffusione dell’obbedienza.
Automatismi.
L’ammiccare suadente della società opulenta dei consumi.
Che tutto fagocita.
Persino l’anima delle persone, convertite in bimbi
Viziatucoli e capricciosi mal disposti all’autocritica.
I buoni vincono solo nei film.
crucifige. La massa sceglie Barabba.

Lo sai, sono abbastanza insofferente e poco incline alle grandi narrazioni
e al tirare in ballo sommi principi.
Con gli amici, con una compagna, sul lavoro. Con l’arrampicata.
Ma con te è stato vero.

Con te abbiamo arginato questo deserto che si espande (e tornerà a farlo)
Da questo presente muto. Che inaridisce il sentimento, amori che non si sono radicati,
estinti al loro sorgere, ricordi che non si riaagganciano a nulla. Solitudine frammentata.
Come se la verità avesse due facce.
E una di queste è l’inutilità dell’esistere, del provarci. Dell’errore.

Ma tu mia hai preso, immerso com’ero in tutto questo,
e mi hai ricordato quanto è bello guardare altrove. Con coraggio.
Anche autoinfliggendosi dolore. Allontanandosi, scivolando, scappando
via da quel che credi essere il tuo abitato ma che in realtà ti occupa, ti inquina e ti smarrisce.
Un altrove che spera ancora, che non si rassegna, che non si piega,
che promette, che ride, che ama, che piange, che è grato,
che mette a tacere il rumore insensato delle sterili abitudine diffuse.
Soffocati dall’On line

Un altrove in cui mi troverai tutte le volte che vorrai.
Ti abbraccio R.
Grazie.