martedì 17 marzo 2020

Inviti al Piacere e nessi simbiotici




La futilità, di tutto.
Una attesa che sa di promessa infranta e poi, sgomenta, la comprensione di quanto sia tardi.
Per tutto.
Per tutti.
Il sapore in gola delle lacrime incipienti.

La volontà di non conoscere come mezzo di sopravvivenza, forse il più importante di tutti.
scegliere di credere alle apparenze.
Lasciarsi Vivere(come sempre). E aspettare. Aspettare che cambi qualcosa.
Accumulare frustrazione e piccole catastrofi.

Perché questo sei. Questo siamo.

Arriveranno presto. Si prenderanno anche il silenzio.
È successo alla fine amore mio.
Guardare dalla finestra la luce attenuarsi.
La voglia di comunità urlata nel baccano che copre le proprie individuali disperazioni, ora che è tardi.
E quando ve lo dicevamo lo scherno abbondava sulla bocca altrui.
troppo infantili, troppo populisti, troppo sognatori. Poco concreti.

Bella invece la vostra concretezza.

Ora è tardi.
Anche per aver ragione.
Almeno si è esonerati dall’imbarazzo, finalmente. dal giudizio.
Ma non serve a niente.
Avete mostrato la distanza fra il popolo che pensa e il popolo che sente.
I privilegi e le azioni.
Anche adesso.
Chi prende il sole e parla di sacrificio.
Chi rischia.
E tace.

Si rimane così, seduti alla tavola delle proprie opinioni
condivise e corrette, poco inclini al dissenso. Le opinioni giuste. di quelli che hanno ragione.
Si resta seduti abbastanza (troppo) a lungo, per noia, per rifiuto, per punizione.
E finisce che non ti alzi più. Finchè non ti portano via tutto.

Una conoscenza profonda della propria interiorità.
Tanto dannosa poiché impossibile da rimuovere.
È tutto nuovo e terribile e fa male quanto una ferita.
Ma è una grande occasione.
L’occasione – se mai ne usciremo – di un grande, maestoso ripensamento.
Per poter immaginare un futuro diverso.
E tacere.
Finalmente. Tacere.

Avere un’opinione su tutto ammazza la parte migliore di ognuno di noi; il sentire nel profondo la compassione. Il rispetto. L’amore.
Mettersi all’ultimo posto fra le creature della terra.
Ripensare daccapo il nostro modo di stare al mondo.
Impronta ecologica. Impronta idrica. Sfruttamento delle risorse.
dall’usura dei beni (e delle persone), tornare all'uso, alla gratitudine.
Uomini come merci.
l'era del rifiuto

la ragione e gli argomenti logici – da sempre – non lottano ad armi pari
Con le parole e le immagini evocate alle folle.
Perché quelle immagini, che toccano le pance, sono indipendenti dai significati.
È sempre stato così.
Mettere in discussione gli dèi, le leggi, il sistema di mercato.
Uguaglianza, libertà, rispetto, silenzio.
siamo sempre stati in balia delle eccitazioni esterne delle quali riflettiamo le incessanti variazioni.
Anche adesso. Persino ora che baciarsi è fuorilegge.
Come nella peggiore delle delineazioni distopiche.
Gli impulsi che subiamo sono tanto impetuosi da cancellare il sentire personale.
Immagini evocate e scambiate per realtà.
Ancora una volta. Persino ora.
Che abbracciarsi è reato.

Non conoscere né dubbi né incertezze.
Suggestionabilità. Livellamento, nella massa, di uno scienziato ad un imbecille.
Senza possibilità di redenzione.
Annullamento delle personalità. Trionfo dell’inconscio.
Diluire l’eterogeneo nell’omogeneo.
Eccolo il mondo che volevamo.
Simulacro grandioso di esistenza.
Questo abbiamo generato.
Un social network in carne ed ossa.
Distanzati e senza possibilità di contatto. Ma tutti raggiungibili.
Senza più nulla da dire.
Se non materiale triviale per continuare a non pensare.
Soprattutto ora, in un momento tanto basso quanto epocale
Sollevati da responsabilità.

Affermazione, ripetizione, contagio intellettuale
Affermazione, ripetizione, contagio intellettuale
Affermazione, ripetizione, contagio intellettuale

zero ragionamento.
adesione emotiva.
vicinanza fideistica

E poi verrà
dubbio, sospetto, certezza, furore.
Come nella più classica delle decadenze.

criticare la morale dominante.
Non sarebbe che un altro modo per tributarle omaggio.
Basta solo rendersi conto che ogni giorno, insieme, è possibile
Dispiegare una forza immensa.
Ma persino ora siamo confinati ognuno nelle proprie solitudini.
A tentare di riprodurre via skype le sterili abitudini che ci han portato fin qui.
un po’ di casino alle 18.00, un applauso alle 20.00.
poi riporre la coscienza sottovuoto.
tutti integerrimi col senso civico degli altri.

Presuntuosi, crediamo di conoscere abbastanza per poter non creder più a nessun “valore” antico.
O principio, o dovere morale sovraordinato. O anche solo “natura”
rinunciare ad una piccola stupida, insignificante abitudine
Per tutelare l’altro. Più debole.
neanche adesso.
è così che è esploso tutto se ci pensi bene.
desolanti. egoici e capricciosi.
è così che lo scenario sociale in tutta la sua linea d’orizzonte si è palesato
da sempre.
Sterile e privo di sentimenti.
Ma al contempo saturo di parole e hashtag carichi delle migliori intenzioni
e delle peggiori ipocrisie.

Eroi un cazzo. resta pure a casa, tu che puoi, ma taci. 
Dopo ventanni di tagli, eroi un cazzo.
Satolli e presuntuosi come eravamo al caldo delle nostre convinzioni da salotto.
A credere al mercante di sogni di turno.
Votare e delegare. E non pensarci.
La storia presenta il conto prima o poi.
ma quasi mai ai colpevoli.
in genere agli anelli deboli del sistema.

Almeno ora però,
Il buon gusto di tacere.
vergognarci di questa nostra cultura del profitto
dell’accumulo e del giudizio.
le nostre credenze  Pagate a caro prezzo.

Passeggiare, abbracciare una persona cara, un bacio, lavorare.

La cosa che fa più male è che quando finirà
In pochissimo tempo ce ne dimenticheremo.
innestare nuovamente il pilota automatico.
A respingere il più debole.
A non dargli aiuto.
A fagocitare con cupidigia l’aperitivo di turno.
a mentire. bambini capricciosi che fingono di fare i grandi.

Poveracci costretti a lavorare a ottocento euro al mese nella merda
E gente a casa stipendiata che trangugia  parole come sacrificio e limitazione della libertà.
Sardine inscatolate nei loro comodi  salotti ad annoiarsi da un lato e combattenti silenti dall’altro.
Altro che classe subalterna.
Marx aveva previsto tutto.
chi parla è chi – almeno ora -  dovrebbe tacere.
Per banale gratitudine.
Perché su questo sfruttamento si reggono i nostri privilegi.
Fucilato da ogni profilo social gravido di pallida consapevolezza morale
e impegno sociale da vetrina, ancora una volta, più che mai,
Il sonno della ragione.