La futilità,
di tutto.
Una attesa che sa di promessa infranta e poi, sgomenta, la comprensione di quanto sia tardi.
Per tutto.
Per tutti.
Il sapore in
gola delle lacrime incipienti.
La volontà
di non conoscere come mezzo di sopravvivenza, forse il più importante di tutti.
scegliere di
credere alle apparenze.
Lasciarsi Vivere(come
sempre). E aspettare. Aspettare che cambi qualcosa.
Accumulare
frustrazione e piccole catastrofi.
Perché
questo sei. Questo siamo.
Arriveranno presto. Si prenderanno anche il silenzio.
È successo
alla fine amore mio.
Guardare
dalla finestra la luce attenuarsi.
La voglia di
comunità urlata nel baccano che copre le proprie individuali disperazioni, ora
che è tardi.
E quando ve
lo dicevamo lo scherno abbondava sulla bocca altrui.
troppo
infantili, troppo populisti, troppo sognatori. Poco concreti.
Bella invece
la vostra concretezza.
Ora è tardi.
Anche per
aver ragione.
Almeno si è esonerati dall’imbarazzo, finalmente. dal giudizio.
Ma non serve
a niente.
Avete
mostrato la distanza fra il popolo che pensa e il popolo che sente.
I privilegi
e le azioni.
Anche
adesso.
Chi prende
il sole e parla di sacrificio.
Chi rischia.
E tace.
Si rimane
così, seduti alla tavola delle proprie opinioni
condivise e
corrette, poco inclini al dissenso. Le opinioni giuste. di quelli che hanno ragione.
Si resta
seduti abbastanza (troppo) a lungo, per noia, per rifiuto, per punizione.
E finisce
che non ti alzi più. Finchè non ti portano via tutto.
Una
conoscenza profonda della propria interiorità.
Tanto dannosa poiché impossibile da rimuovere.
È tutto
nuovo e terribile e fa male quanto una ferita.
Ma è una
grande occasione.
L’occasione
– se mai ne usciremo – di un grande, maestoso ripensamento.
Per poter
immaginare un futuro diverso.
E tacere.
Finalmente. Tacere.
E tacere.
Finalmente. Tacere.
Avere un’opinione su tutto ammazza la parte migliore di ognuno di noi; il sentire nel profondo la compassione. Il rispetto. L’amore.
Mettersi
all’ultimo posto fra le creature della terra.
Ripensare daccapo il nostro modo di stare al mondo.
Impronta ecologica.
Impronta idrica. Sfruttamento delle risorse.
dall’usura
dei beni (e delle persone), tornare all'uso, alla gratitudine.
Uomini come
merci.
l'era del rifiuto
l'era del rifiuto
la ragione e gli argomenti logici – da sempre – non lottano ad armi pari
Con le
parole e le immagini evocate alle folle.
Perché
quelle immagini, che toccano le pance, sono indipendenti dai significati.
È sempre
stato così.
Mettere in discussione gli dèi, le leggi, il sistema di mercato.
Mettere in discussione gli dèi, le leggi, il sistema di mercato.
Uguaglianza,
libertà, rispetto, silenzio.
siamo sempre
stati in balia delle eccitazioni esterne delle quali riflettiamo le incessanti
variazioni.
Anche
adesso. Persino ora che baciarsi è fuorilegge.
Come nella
peggiore delle delineazioni distopiche.
Gli impulsi
che subiamo sono tanto impetuosi da cancellare il sentire personale.
Immagini
evocate e scambiate per realtà.
Ancora una
volta. Persino ora.
Che
abbracciarsi è reato.
Non
conoscere né dubbi né incertezze.
Suggestionabilità.
Livellamento, nella massa, di uno scienziato ad un imbecille.
Senza
possibilità di redenzione.
Annullamento
delle personalità. Trionfo dell’inconscio.
Diluire
l’eterogeneo nell’omogeneo.
Eccolo il
mondo che volevamo.
Simulacro
grandioso di esistenza.
Questo
abbiamo generato.
Un social
network in carne ed ossa.
Distanzati e
senza possibilità di contatto. Ma tutti raggiungibili.
Senza più
nulla da dire.
Se non
materiale triviale per continuare a non pensare.
Soprattutto
ora, in un momento tanto basso quanto epocale
Sollevati da
responsabilità.
Affermazione,
ripetizione, contagio intellettuale
Affermazione,
ripetizione, contagio intellettuale
Affermazione,
ripetizione, contagio intellettuale
zero ragionamento.
adesione emotiva.
vicinanza fideistica
E poi verrà
dubbio,
sospetto, certezza, furore.
Come nella
più classica delle decadenze.
criticare la morale dominante.
Non sarebbe
che un altro modo per tributarle omaggio.
Basta solo rendersi conto che ogni giorno, insieme, è possibile
Dispiegare
una forza immensa.
Ma persino
ora siamo confinati ognuno nelle proprie solitudini.
A tentare di
riprodurre via skype le sterili abitudini che ci han portato fin qui.
un po’
di casino alle 18.00, un applauso alle 20.00.
poi riporre
la coscienza sottovuoto.
tutti integerrimi col senso civico degli altri.
Presuntuosi,
crediamo di conoscere abbastanza per poter non creder più a nessun “valore” antico.
O principio,
o dovere morale sovraordinato. O anche solo “natura”
rinunciare
ad una piccola stupida, insignificante abitudine
Per tutelare
l’altro. Più debole.
neanche adesso.
è così che è esploso tutto se ci pensi bene.
desolanti. egoici e capricciosi.
è così che è esploso tutto se ci pensi bene.
desolanti. egoici e capricciosi.
è così
che lo scenario sociale in tutta la sua linea d’orizzonte si è palesato
da sempre.
Sterile e privo di sentimenti.
Ma al contempo saturo di parole e hashtag carichi delle migliori intenzioni
e delle peggiori ipocrisie.
Sterile e privo di sentimenti.
Ma al contempo saturo di parole e hashtag carichi delle migliori intenzioni
e delle peggiori ipocrisie.
Eroi un
cazzo. resta pure a casa, tu che puoi, ma taci.
Dopo
ventanni di tagli, eroi un cazzo.
Satolli e
presuntuosi come eravamo al caldo delle nostre convinzioni da salotto.
A credere al
mercante di sogni di turno.
Votare e
delegare. E non pensarci.
La storia
presenta il conto prima o poi.
ma quasi mai ai colpevoli.
in genere agli anelli deboli del sistema.
in genere agli anelli deboli del sistema.
Almeno ora
però,
Il buon
gusto di tacere.
vergognarci
di questa nostra cultura del profitto
dell’accumulo
e del giudizio.
le nostre
credenze Pagate a caro prezzo.
Passeggiare,
abbracciare una persona cara, un bacio, lavorare.
La cosa che
fa più male è che quando finirà
In
pochissimo tempo ce ne dimenticheremo.
innestare nuovamente il pilota automatico.
A respingere
il più debole.
A non dargli
aiuto.
A fagocitare
con cupidigia l’aperitivo di turno.
a mentire. bambini capricciosi che fingono di fare i grandi.
a mentire. bambini capricciosi che fingono di fare i grandi.
Poveracci costretti
a lavorare a ottocento euro al mese nella merda
E gente a
casa stipendiata che trangugia parole come sacrificio e limitazione della
libertà.
Sardine
inscatolate nei loro comodi salotti ad
annoiarsi da un lato e combattenti silenti dall’altro.
Altro che
classe subalterna.
Marx aveva previsto tutto.
chi parla è
chi – almeno ora - dovrebbe tacere.
Per banale
gratitudine.
Perché su
questo sfruttamento si reggono i nostri privilegi.
Fucilato da
ogni profilo social gravido di pallida consapevolezza morale
e impegno sociale da vetrina, ancora una volta, più che mai,
e impegno sociale da vetrina, ancora una volta, più che mai,
Il sonno
della ragione.
