Il profumo del caffè al fornelletto.
Mangiare legumi e cereali dopo il
tentativo. Giocare con il cane. Starsene sull’amaca.
Senza
pressioni.
Leggere Mujica. suonare brunori o
calcutta. Per la gioia dei puristi.
quelli che sanno tutto loro di musica. Della
musica che conta. Quella vera.
Però Edoardo emoziona. E intanto
riempie le arene. In giro per l’Europa.
Tu che riempi?
Ed è lo stesso di questi giorni.
strani.
perché fatti di pulizia e
tranquillità. come una canzone senza pretese.
Ma piena di verità.
che attinga al cuore.
Ti emoziona? Sei felice?
E allora Va bene così.
7b+ SecondGo ciccato per un soffio.
Quando ormai era tutto finito.
Caduto sulla parte facile.penultimo
spit.
Stessi identici errori che commetti
nella vita.
È quando credi di esserne fuori, che
sia finita, che inizia la parte più dura.
È Sempre il tuo stesso errore.
All’Università, sui tiri, al lavoro.
Il calo di tensione.
Perché io odio la tensione.
Dò il peggio di me quando son teso,
quando ho paura.
Ansia. Sudori freddi e notti insionni.
Un buco del cuore. Un buco nell’anima.
Un blocco secco e duro al quarto spit e
poi trenta metri di fessura strapiombante.
Quei tiri che pensi menomale che
scalo.
Perché altrimenti non avrei mai
provato questa vertigine di poesia.
In un momento così. così pulito.
Tutto ciò che stona sei solo tu.
Le tue bassezze. La tua tensione. Che
arriva sul più bello.
La roba bella è che nonostante tutto,
e dopo tutto, arriva ancora.
Che ci tieni e ti piace.
Che ti senti in grado di poterlo fare.
Ma ancora gli stessi infantili errori.
Lasciarsi rapire da quella nevrosi da
climber. Che deve fare il tiro.
Credevi di esserne uscito migliore
dall’incidente?
Forse si.
Ma c’è ancora molto da lavorare.
L’impeto è sempre là, sotto pelle.
Menomale che lei con un sorriso rade al
suolo tutto e ti riaggancia all’essenza.
Ma non è giusto. Forse è peggio.anzi.
maschiodimmerda.
Fa che la tua gioia, i tuoi sorrisi, la
tua serenità siano il tuo grazie.
Per come è andata.
Perché sei ancora qui.
Che ci provi. Che godi della roccia di
qualità e di un bel tiro.
Felice come un ragazzino.
Ma ormai avevo
imparato a fare le domande degli adulti,
in cui si
chiede una cosa per saperne un'altra.(…)
Non ricordavo
bene perché mi fossi allontanato dalla montagna, né che cos’altro
avessi amato quando non amavo più lei, ma mi sembrava, risalendola
ogni mattina in solitudine, di
farci lentamente la pace.*
E torneremo
migliori.
*Paolo Cognetti
