giovedì 11 giugno 2020

Un patto onesto con la fuga



Non si può parlare della bellezza.

Parlarne, o descriverla, è un po’ tradirla.
Il bello non ha concetto e non ha scopo. Non ha significato. Colpisce dritto ai sensi.
La ragione, senza armi, rimane inerte. I numeri e le idee non hanno più voce.
Non hanno più fiato. Perché sei senza respiro.
Trafitto. Dal bello.
Non hai nessun potere su di lei.
È lei ad avere potere su di te.

Ce l’avevo fatta –credevo erroneamente – a far mia quella bellezza.
Un giovane Holden, a mia volta ipocrita, della verticale.
Ero soddisfatto. A posto.
Ma profondamente bugiardo.
Inviso alla competizione ma a questa piegato.
Tutto quel che avevo fatto l’avevo fatto – anche – per quello.
Per diventare forte.
Per essere di più. Di più di un ipotetico qualcuno.
E in alcuni casi neanche tanto ipotetico.

Poi ho assaggiato la terra. E il sangue.
In ogni senso.
Stavo precipitando da mesi.
Dopo la fine della relazione avevo deciso di lasciarmi un po’ andare
In un’edonistica deriva.
Come se meritassi infondo, dopo tanto sacrificio, di essere stupido immaturo.
preda docile della vanità

Discorsi stupidi, frequentazioni stupide condotte stupide,
amori stupidi, legami stupidi.
Perché stupido ero.
Posseduto. Dal brutto. Innanzi a così tanta bellezza.
La mia grande bellezza.
Pareti bianche, barre rosse e grigie che scendono verso sud faccia al sole.

Dopo tanto, tantissimo tempo
Sento piccoli passi verso un ritrovato me. un rinnovato me.
Con il demone della scalata sempre là. Ma pulito e disintossicato.
Ok. Non puoi liberarti di lui. Non ci riuscirai.ci hai persino provato.
Questo ormai ti è chiaro.
Non se ne esce. Per fortuna.
Ma puoi disintossicarlo e fartelo amico. Render(te)lo innocuo.

Lei è stata magica e paziente.
Le hai persino regalato un paio di E9 per blindarla a te
E al mondo della scalata. Sei una merda.
Ma ci avete riso su tutta la sera. Senza maschere. Senza sottinitesi.
Carte scoperte. Corazze a terra. Come mai prima.

Sei tornato  sui quarti già nel marzo 2018.
È stato bellissimo e magico.

Il primo giorno.

Poi però hai abdicato.
Il desiderio di riscatto e vendetta hanno preso il controllo.
E tu li hai lasciati fare convinto che quella fosse l’unica strada per il rientro.
Così già a fine novembre cadevi in catena dell’8a+ che provavi prima dell’incidente.

Rischiando pulegge, rischiando tutto.
Ma quando scrivevi che il vero allenamento è scalare felice;
Che riesci a dare il massimo solo quando ti senti sereno e protetto... era vero.
non erano frasi del cazzo da spirituale impostore.
Lo hai capito. 
Una volta di più.

Godere della bellezza, sentire quella vertigine dentro che non ha nome.
Quel brivido.
Sentire che ribolle.
Entusiasmo, gioia, pace.
tornare talmente tanto (in) te
da potere infine essere nuovamente autonomo emotivamente.

Le vie che mi hanno insegnato di più son quelle che non ho chiuso.
E quelle che non ho chiuso quando ero certo di chiuderle
Sono quelle più dense e ricche di pagine da leggere. Da decriptare.
Farle sedimentare. E leggerci attraverso. Leggermici dentro.
Scorgere la figura di te. di un nuovo te innanzi al vecchio
Che persevera nei medesimi errori,
sorridere di lui, sorridere con lui.
Che non c’è cattiveria.
C’è solo tanta di quella insicurezza e paura che avrebbero bloccato chiunque.

Abbracciarti. dirti bravo.
Che te ne sei tirato fuori, di nuovo, ancora una volta.
Non ce l’avresti mai fatta.
Senza di lei, senza l’incidente, senza i tiri chiusi, senza i tiri non chiusi,
i fallimenti gli errori,
la vanità;
è tutto insieme. E tutto unito
tutto il mio passato, tutti i miei errori, 
tutto il mio esistere
ora
mi sta partorendo.

In una consapevolezza che desidero e rincorro da sempre.
una consapevolezza fatto di poco più di nulla.
Togliere – togliere - togliere.
Terra, pietra, fornelletto da campo.
Tramonti. Bosco. Pioggia.
Un tiro bello e duro.
Essere il suo uomo. Vederla fiera di me.
Partorirmi in una versione migliore di me.
L’upgrade della mia anima.

La pace
La quiete
La serenità
Un bacio
Ridere così tanto da stupirsene
Abbracciarsi sempre.

Nella natura,
nel bosco
in una apertura di sensi e di anima che religiosamente accolga questa ricchezza;
che penetri all’interno e disinfetti questo letamaio che mi porto dentro, nel quale
fino a qualche giorno fa mi rotolavo e nel quale posso ricadere ogni volta che esiterò ancora.
che mi piegherò alla paura.

Stupore. Paralizzato dalla bellezza. Perché la bellezza trafigge.
Prendere le distanze dal pensiero oramai capace solo di far di conto
che finisce per Riconoscere solo "l’utile".
Infelici, performanti e replicanti.
scappar via. O essere salvati

Alle volte sento di nuovo la bellezza dell’arrampicata.
Delle prime volte. Che avevo perso.
Per mille motivi diversi.
Avevo ripiegato su queste sale, indoor.
Capannoni, garage, magazzini.
Insomma, strutture in cui avevamo “parcheggiato” la bellezza.
A prendere polvere. 
non solo di magnesite.

E ci avevo fatto l’abitudine.
Senza ulteriorità di significato.
Senza che l’anima sentisse.
Solo funzionamento neuromuscolare. Volontà atletica.

Tornare a sentire oltre il visibile.
A scalare al di là dello scalabile.

Fare un primo timido passo nella dimensione del bello.
A patto di dirti, una volta per tutte, che non se tu il padrone del gioco.
Non lo sei mai stato.