martedì 22 settembre 2020

Soltanto poggiando su cose leggere

 


Non capisci se l’arrampicata è “tornata” o se addirittura

non è mai stata così bella come in questo periodo.

Se la tua vita – con tutti i suoi limiti – non sia mai stata così bella.

È come se stessi raccogliendo i frutti di alcune scelte,

dolorose e pericolose, che hai dovuto prendere.


Vedo tutto.

Vedo il marcio. è lì. In un angolo, che scalpita.

in castigo però.

Perché ti ha fatto troppo dannare.

Ti ha fatto perdere.

Stava per rovinarti. Per ucciderti.

Vanità, il mio peccato preferito.


Ti ha fatto rinunciare alla vita e all’arrampicata.

Tutto quel che qui scrivevi lo scrivevi di te.

ora tocca scegliere:

fra la luce e la tenebra.

Fra il sorriso e il sospetto.

Fra amore ed edonismo.

Fra letizia e rancore.

Fra narcisismo ed onestà.


E così ti ritrovi dopo quasi due mesi di poesia, albe in montagna, tramonti in falesia e notti in furgone

Ad assaporare la tua identità tornata, a sorriderti, dopo tanto dolore, dopo tante bugie.

manipolazione, derive egoiche, raggiri, calunnie.

Ci hai creduto. Hai amato. Onestamente.

Di nuovo a terra. di nuovo in piedi. Più solido.

Più vero.

Più felice.


Musica nuova, arrampicata nuova, gioia autentica.

tutto in divenire. Come in un primo nuovo giorno di viaggio.


momenti di quiete interiore a fine giornata in falesia

Che finisci per portarti addosso nei giorni successivi. 

Per questo scalo soprattutto: Per come sto dopo.


Sii sincero, c’entra anche il grado.

Esser tornati sul 7b 7c lavorato veloce, in giornata.

Dopo essere ripartito dai III. A fatica. zavorre.

Dentro e fuori.

E poi nuovi intoppi. nuovi inganni.

L’anno scorso avevi completamente smesso.

E non solo con la scalata.

con la fiducia.

Deluso. raggirato. Manipolato.

Ti avevano portato via tutto. la band. Gli amici.

Galleggiare sull’indefinizione. Sulle maniere autoreferenziali e le menzogne.

Indeciso se provare ancora. Soffrire quotidianamente o scappare via.

L’inquietudine che mangia dentro.

Mettersi in salvo.


Oggi ti commuovi. Guardando le cime.

Ci hai provato. Fino in fondo

respiri e ti acquieti. E sorridi a quel che ti si pone innanzi.

Son le 7.00.

il Civetta prende colore.

Dopo una notte di sosta libera in bosco.

Prepari il caffè. Mediti un po’, yoga leggero.

leggi Terzani. Qualche riga. Troppo in pace per concentrarti.

Pronti ad andare su in falesia.

Ieri sei stato a Laste.

Te ne vergogni un po’.

Dopo anni di arrampicata non aver ancora visto un posto così era da criminali.

7b in due giri, a Laste. Quasi come i veri.

Venuto così.

Senza pressioni.

Senza sovratrutture.

Chiacchierando e spiluccando riso integrale, lenticchie e tofu.

Parlando di Calvino.


Reinventarsi. Vendere tutto. prendere una chitarra nuova.

Non doverti vergognare più perché suoni Brunori o canticchi Calcutta.

Scendere giù in paese. Fare un po’ di spesa.

Sentirsi pieno e svuotato allo stesso tempo.

Respirare piano piano, lentamente, come a non voler dar fastidio alla magia. 

non essere ingombrante.

a riscoprirti docile fibra dell’universo.

Senza l’ombra di finto amore.

Non accettazione come omaggio all’esistenza autentica.


Pasolini, Ungaretti…

A che servono le citazioni? A dar vigore ai concetti?

Se son veri non hanno bisogno di punti d’appoggio.

Se son veri hanno solo bisogno di tempo.


La mia debolezza: la fretta. l’urgenza. la Paura.

La verità ha solo bisogno di tempo. Di attenzione. Di attenzioni.

Tutto quel che oggi è sempre più raro.

puntare a ciò che è vero in equilibrio sul solito baratro:

il sentiero impervio di ciò che è giusto 

o lo scintillio della vanità ingannevole?