Sono una persona orribile,
lo so.
Ma una cazzo di flashata è
sacrosanta.
Che diamine. Soprattutto se
ti offri tu, di darmela.
Al di là di chiacchiere
inutili sull’affiatamento e la prestazione in sé, il Flash è la cartina
tornasole dei rapporti fra le persone.
È legarsi ancor di più.
Se l’arrmpicata ha il potere
di sintetizzare l’indole delle persone, la flashata ne è lo specchio delle
dinamiche.
Le si dà sempre troppa poca
importanza, sia sportiva che etica.
Non capisco perché si
idolatri la scalata a vista, che spesso è fortemente influenzata dalla fortuna
o da quegli sfigatissimi bollini (come se non bastassero più le prese
smagnesate), e poi non si dia il giusto peso a questa forma di arrampicata che
non ne è per nulla da meno e che porta con sé un carico di significati che
contribuiscono a rendere la scalata magica.
Il flash non è solo andare
oltre il massimo, fidarsi totalmente nell’altro e andare alla morte, è anche
un’arte. Di chi flasha soprattutto, non solo di chi scala. L’arrampicata la devi
sentire fluire attraverso te, attraverso lui.
Ricordare le tue sensazioni,
scalare in due; non è suggerire solo quella o quell’altra presa.
È parlare di sensazioni, di
prensioni, di accavallamenti di pollice sullo spuntoncino di quella tacca, di
girare il piede verso l’interno per caricare al meglio una spalla. Di espirare
su quel passo leggeremente dinamico in placca.
È essere con l’altro. È un
modo in più di legarsi.
Almeno per me è così.
...lì non ricordo bene; mi sembra che si vada a destra ;
prova a stringere quella ruga; segui gli spit…
Porca puttana. Hai scalato
lo stesso tiro 20 minuti fa.
Poi scendi, e ti rode. Ti
rode perché il tiro ce l’avevi.
E non sono neanche state
inventate scuse per queste sensazioni. Il galateo dell’arrampicata tace su questo.
Ci rimani male. Non capisci.
La verità è che non sai cosa
pensare, eri lì che tiravi come un dannato, senza pensare, e aspettavi.
E aspettavi il consiglio…che
però non è arrivato.
O è arrivato troppo in ritardo.
Oppure era sbagliato.
O è arrivato troppo in ritardo.
Oppure era sbagliato.
A pensar male si fa peccato,
ma spesso ci si azzecca.
Non mi frega un cazzo, ma è
l’ennesima volta che succede, e il mio sguardo non lo incroci. Sorridi. Lo sai
che sono incazzato e sai cosa sto pensando. E sai che mi vergogno a pensarlo;
perché sarò anche uno stronzo irascibile ma non riesco a fingere. Soprattutto quando ho dei dubbi.
Mi dico che sarei caduto lo
stesso.
Che quest’atteggiamento non
è “potenziante”.
Trovare scuse non è
allenante.
L’autoassoluzione è la via
maestra dei falliti.
Cerco di soffocare il
piagnucolone che scalpita in me.
Talk less, climb more.
Qualunque cosa.
Ma quel sorriso strano a
metà strada fra una smorfia e l’imbarazzo non lo capisco.
Probabilmente mi prendo
troppo sul serio.
Probabilmente sono molto più
falesista malato di quanto creda.
Probabilmente è davvero una
scusa: non mi tengo un cazzo. Punto.
Il Flash è magico
perché è scalare in due.
Ma, in un’epoca come questa,
non si può essere in due quando si riesce a malapena ad essere uno.
E parlo di me.
