Se non avessi chiuso il tiro anch’io il giro dopo non so cosa ne sarebbe di noi ora.
La sana cordata affiatata di
amici, il ripromettersi di andare a fare una via in Dolomiti.
La psiche di chi scala può realmente
raschiare il fondo.
Piegarsi così passivamente e
impassibilmente alle pulsioni più sudicie della natura umana.
In teoria – dicono – che la
civiltà consisterebbe nel soffocamento di questi particolari
stati d’animo. Nella gestione della brutalità insita in ognuno di noi.
Si, ok. Tutto meraviglioso.
Ma sul progetto uno ci va
brutale.
Solo così riesci a piegare i
tuoi limiti fisici e mentali.
Perché dobbiamo raccontarci
balle allora?
L’amicizia, le strette di
mano o il soft punch a seconda dell’altitudine.
Spotter che non parano o lo
fanno a malincuore se gli stampano il blocco davanti.
Le emozioni, lo scalo solo
per me, la danza: minchiate.
Non escludo che possa essere
così. Ma solo alle volte però. Nelle giornate plaisir
In cui i tuoi amici
principianti si divertono e tu ti annoi sulla solita successione di 6b, 6c, 7a, un giro sull'8a+.
roba che conosci a memoria ma che fai finta di studiare. Per sembrare figo.
roba che conosci a memoria ma che fai finta di studiare. Per sembrare figo.
Per far provare a loro la
stessa invidia che provavi tu agli inizi quando osservavi altri banfoni che si
esibivano nello spettacolo domenicale del local
nella falesia di casa
Perché il tuo Ego si nutre
di queste sciocchezze. Non distingue se siano vere o no. L’importante è che tu
abbia conficcato in schiena lo sguardo di quella tipa mentre passeggi il tiro
che né lei né il suo muscoloso fidanzato faranno mai o il blocco che in palestra
ti sei tracciato a tua immagine e somiglianza.
Com’era questo passo? E via statico. Mollando un attimo i piedi.
Pagliacci dal cazzo piccolo.
Avremmo il SUV se potessimo
permettercelo.
E ce la faremmo se lo
vivessimo come un 8b. E’ solo che lavorare è una merda.
Tu il blocco lo devi fare.
Il tiro lo devi chiudere. Non esiste altro in quei momenti.
Beninteso, non si combatte o
si gareggia contro nessuno, ma se dovessi dividere la tua donna con qualcuno non ti
girerebbero le palle?
La sensazione è pressappoco
quella.
E magari arrivi in falesia e
c’è pure uno appeso sul tuo tiro. Che tocca, sporca, non spazzola, allunga i
rinvii dove non ti servono lunghi, magari rompe appoggi.
Cazzo fai idiota? Pensi.
Tranquillo, non c’è problema. Sono ancora che cerco
le methode… anzi come lo fai quel passo? Dici.
Amicizia un cazzo.
Poi però, quando sei giù con
lacrimuccia, che il tiro ti ha di nuovo respinto, davanti a tutti, ci
vai dai tuoi compagnucci a chiedere – girandoci attorno – conforto, sostegno e
incoraggiamento. Anche solo una dolce carezza: Non mi tengo un cazzo.
Povero cucciolo.
Ora lo vorresti un amico
vero eh?
I tuoi amici veri sono
chissà dove. Non li vedi da tempo ormai.
Uno di questi ti aveva anche
invitato a cena e tu hai rifiutato, perché magari un kg in più su quella tacca da
fissare bassa, con quest’umido, poteva fare la differenza.
Ora sei solo, in questo
posto umido e pieno di zanzare, circondato da altri tossici. Parlate fra di voi
solo per evitare silenzi, per mera cortesia. Visto che ci dobbiamo tenere.
Rompendo la magia del
silenzio – una delle ultime cose piacevoli rimaste e non imbrattate dal vostro
ego – con inutili discorsi privi di alcuno spessore. Perché non è come con il
sesso. Qui non puoi masturbarti. Non puoi far da solo.
L’altro ti serve.
E allora siam qui, su questo
sasso, a guardarci intorno e mangiar frutta secca. Parlando di meteo,
allenamento e spettegolando sugli assenti. E sui presenti.
…come una triste coppia di amanti che non ha più nulla
da dirsi.
E quella punta di noia che
si affaccia la ricacci subito giù.
Perché si, diamine. In
realtà tu sei qui perché a te piace scalare, a te piace il silenzio, la danza, lo
scalare per il movimento e non per il grado, il rapporto con il compagno di
cordata, gli abbracci, la serenità, i tramonti e tutto quella serie di
stronzate pseudoromantiche dietro cui murare vive le tue angosce.
Com’era quel passo?
