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| Banksy |
Appendersi
su un 8b è socialmente accettato.
Però
da quanto non scali a vista?
Tutte
le balle che racconti sulla confort zone e tu ci sei immerso fino al collo.
Questa
spocchia da guru, finto rilassato, ma teso come la corda di una Les Paul quando
parti sul tiro. Per poi cadere sempre
sullo stesso passo.
Perché
hai iniziato a scalare? Per questo?
Tanto
valeva lavorare anche il week end.
Arrivare
al lunedì ed esser più stressato di prima.
E
le persone che ti circondano? Dove sono finite le risate, i panini con la
frittata, le canne, i bagni nel fiume dopo aver fatto blocchi?
Barrette
energetiche, quattro chiacchiere sugli acciacchi e poi partire per un
tentativo. Un sorso d’acqua quando scendi.
Rituali
prevedibili e vuoti quanto la prospettiva esistenziale che viene proiettata da
queste sterili abitudini.
Grigio fuori. Grigio dentro.
Poi
ti dicono che sei scontroso.
Che
sei cambiato. I tuoi vecchi amici hanno smesso di cercarti. Sei tagliato fuori.
Per
cosa? Perché ti sei ridotto così?
Per
nutrire il tuo ego di questi simulacri di vita vera?
Sai
cosa si prova a crescere un figlio? Saresti in grado di farlo?
Avere
una relazione sana?
Gustarsi
una bella serata a cena fuori?
...o,
come fa più figo dire, eventi di social
eating…
Nelle
pieghe concettuali di questi due termini sono racchiuse al momento entrambe le
barriere al fluire libero della tua personalità.
Socialità
e Cibo.
Che
io sappia solo ai prigionieri vengono precluse queste due bellezze.
Perché
ti sei ridotto così…?
Non
vorrai farmi credere davvero solo per una manciata di tiri duri in migliaia di
giri?
Arrampicare
in sé non è né bello né brutto. Non è niente.
Può
diventare meraviglioso o terribile, a seconda dello spirito.
La
verità è che tu hai un animo grande e generoso; la tua forza di volontà è di
gran lunga superiore alla media. Non ti risparmi e non ti dai mai – mai – per
vinto. Ti sacrifichi. E ci provi, anche quando non hai più forze, quando non
hai più pelle, quando non hai più tempo, quando non hai più nessuno al tuo
fianco a credere insieme a te.
Allora perchè?
Che senso ha?
Allora perchè?
Che senso ha?
Non
è solo chiudere un tiro.
Anzi,
l’arrampicata, in un certo senso, non c’entra.
E
non c’entra il grado. O se c’entra, lo fa in maniera completamente diversa da
quel che si possa pensare.
È
allenare lo spirito. È qualcosa di ascetico. È una forma di eremitaggio urbano.
In
un’epoca come questa in cui la legge dei numeri viene scambiata per democrazia
della maggioranza, è l’ultimo spazietto che sento vero, che sento mio, dove
posso lottare per qualcosa che poi almeno arriverà. Che nessuno potrà portarmi
via.
In
cui quello che faccio e quello che voglio sono perfettamente sovrapponibili. In
cui per un attimo non sono carne da macello di queste Twittature contemporanee
mascherate da miglior forma di governo
possibile. In cui posso legittimamente ribellarmi (o illudermi di farlo) senza essere emarginato o
pestato a sangue. In cui posso sottrarmi.
Sono
quegli ultimi metri verticali strappati alla barbara quotidianità in cui mi
sento autentico. Che mi fanno sentire
ancora libero. Che mi fanno sentire di esserci.
…molto
più che ad un evento radical-chic di social
eating.
Perché
la vita è lotta.
E
io sento di essere solo, circondato da sottoprodotti di scarto di queste
democrazie contemporanee. Incastonato in un vuoto di necessità autentiche e
limpida immaginazione.
Perché
è nelle pieghe della roccia, nelle contrazioni muscolari, che abbandono la
retorica della bruttezza e ritrovo la sospensione intellettuale del sogno.
Perché
grazie a lei posso ritardare, anche di poco, l’adattamento conformista e l’obbediente
accettazione al consumo.
Perché
rivendico il mio diritto di non voler appartenere ad un “popolo storicamente incapace di dissentire”.
Perchè, seppur appeso a questo tiro, abbruttito dall'ennesima sconfitta, mi sento comunque vivo; e sicuramente al riparo da qualsivoglia rimprovero di natura etica circa il mio contributo causale al deterioramento antropologico di un'intera cultura.
Perchè è un modo in più per dirvi che non mi avrete mai.
Perchè, seppur appeso a questo tiro, abbruttito dall'ennesima sconfitta, mi sento comunque vivo; e sicuramente al riparo da qualsivoglia rimprovero di natura etica circa il mio contributo causale al deterioramento antropologico di un'intera cultura.
Perchè è un modo in più per dirvi che non mi avrete mai.
