lunedì 26 ottobre 2015

Social eating



Banksy

Appendersi su un 8b è socialmente accettato.
Però da quanto non scali a vista?
Tutte le balle che racconti sulla confort zone e tu ci sei immerso fino al collo.
Questa spocchia da guru, finto rilassato, ma teso come la corda di una Les Paul quando parti sul tiro. Per  poi cadere sempre sullo stesso passo.

Perché hai iniziato a scalare? Per questo?
Tanto valeva lavorare anche il week end.
Arrivare al lunedì ed esser più stressato di prima.

E le persone che ti circondano? Dove sono finite le risate, i panini con la frittata, le canne, i bagni nel fiume dopo aver fatto blocchi?
Barrette energetiche, quattro chiacchiere sugli acciacchi e poi partire per un tentativo. Un sorso d’acqua quando scendi.
Rituali prevedibili e vuoti quanto la prospettiva esistenziale che viene proiettata da queste sterili abitudini.
Grigio fuori. Grigio dentro.

Poi ti dicono che sei scontroso.
Che sei cambiato. I tuoi vecchi amici hanno smesso di cercarti. Sei tagliato fuori.
Per cosa? Perché ti sei ridotto così?
Per nutrire il tuo ego di questi simulacri di vita vera?
Sai cosa si prova a crescere un figlio? Saresti in grado di farlo?
Avere una relazione sana?
Gustarsi una bella serata a cena fuori?
...o, come fa più figo dire, eventi di social eating…
Nelle pieghe concettuali di questi due termini sono racchiuse al momento entrambe le barriere al fluire libero della tua personalità.
Socialità e Cibo.

Che io sappia solo ai prigionieri vengono precluse queste due bellezze.
Perché ti sei ridotto così…?
Non vorrai farmi credere davvero solo per una manciata di tiri duri in migliaia di giri?

Arrampicare in sé non è né bello né brutto. Non è niente.
Può diventare meraviglioso o terribile, a seconda dello spirito.

La verità è che tu hai un animo grande e generoso; la tua forza di volontà è di gran lunga superiore alla media. Non ti risparmi e non ti dai mai – mai – per vinto. Ti sacrifichi. E ci provi, anche quando non hai più forze, quando non hai più pelle, quando non hai più tempo, quando non hai più nessuno al tuo fianco a credere insieme a te.

Allora perchè?
Che senso ha?

Non è solo chiudere un tiro.
Anzi, l’arrampicata, in un certo senso, non c’entra.
E non c’entra il grado. O se c’entra, lo fa in maniera completamente diversa da quel che si possa pensare.

È allenare lo spirito. È qualcosa di ascetico. È una forma di eremitaggio urbano.
In un’epoca come questa in cui la legge dei numeri viene scambiata per democrazia della maggioranza, è l’ultimo spazietto che sento vero, che sento mio, dove posso lottare per qualcosa che poi almeno arriverà. Che nessuno potrà portarmi via.
In cui quello che faccio e quello che voglio sono perfettamente sovrapponibili. In cui per un attimo non sono carne da macello di queste Twittature contemporanee mascherate da miglior forma di governo possibile. In cui posso legittimamente ribellarmi (o illudermi di farlo) senza essere emarginato o pestato a sangue. In cui posso sottrarmi.

Sono quegli ultimi metri verticali strappati alla barbara quotidianità in cui mi sento autentico. Che  mi fanno sentire ancora libero. Che mi fanno sentire di esserci.
…molto più che ad un evento radical-chic di social eating.

Perché la vita è lotta.
E io sento di essere solo, circondato da sottoprodotti di scarto di queste democrazie contemporanee. Incastonato in un vuoto di necessità autentiche e limpida immaginazione.
Perché è nelle pieghe della roccia, nelle contrazioni muscolari, che abbandono la retorica della bruttezza e ritrovo la sospensione intellettuale del sogno.
Perché grazie a lei posso ritardare, anche di poco, l’adattamento conformista e l’obbediente accettazione al consumo.

Perché rivendico il mio diritto di non voler appartenere ad un “popolo storicamente incapace di dissentire”.
Perchè, seppur appeso a questo tiro, abbruttito dall'ennesima sconfitta, mi sento comunque vivo; e sicuramente al riparo da qualsivoglia rimprovero di natura etica circa il mio contributo causale al deterioramento antropologico di un'intera cultura.
Perchè è un modo in più per dirvi che non mi avrete mai.