martedì 23 febbraio 2016

Che più d'uno abbia in corpo una freccia da smaltire


Stai bene.
Hai una paura fottuta. Ma stai bene. Non sai ancora che forma prenderà questo spazio vuoto; se assumerà le sembianze di una deriva. Ma stai bene.
Leggi libri, suoni la chitarra, passeggi con la tua compagna in collina.
Raccogli i fiori su questo prato d’introspezione, lungo questo percorso.

Non hai smesso di scalare.
Fai blocchi. Da solo.
Scali sul facile. Con amici. Quelli veri. Che non vedevi da tempo. Da quando hai iniziato ad andare in falesie più selettive e più frequentate con quelli della palestra.
Non smetterai mai, forse.
Ma stai provando a smettere di essere quel tipo di arrampicatore.
Perché non basta un pantalone fluo a far di te il rilassatone della falesia. A far di Te il maschio alpha che, democraticamente, dispensa sorrisi a tutti. Mentre dentro grondano i sospetti o la gioia di sentirti confermato nel tuo ruolo.
Ciò che conta non è quel che sembra. Quel che affiora a galla, di solito, è l'immondizia.

Far pulizia. Buttar via lo sporco.

È strano conoscere così tanto visceralmente alcune dinamiche e ciononostante riuscire ancora a guardarle dall’esterno. È una benedizione.
È l’opportunità che ti viene concessa di guardare il tuo di dentro riflesso nell’impaccio di chi ti è davanti.
Quel gruppo di climber al bancone intorno ai quali orbita una manciata di principianti e fidanzate-amiche affascinate dalla dimestichezza con l’ambiente. A parole. A parlar di gradi.
Finchè anche loro non scopriranno la verità dietro le maniere. 

Strascichi di buon senso.
Che è più facile parlare che dare l’esempio.
Che è più facile trovare una scusa piuttosto che partire per un ultimo giro a muerte.
Con il rischio di non schiodarsi da terra neppure.

Al progetto ci pensi ancora.
Gran parte del tiro non è più chiaro.
Ma il boulder ce l’hai stampato nell’anima.
Tornerai sul tiro.
Tornerai ad urlare e incazzarti.

Ma tornerai migliore.

Perché lo esige la via primo di tutto.
Perché è necessario per fare il salto di qualità; che sia in primo luogo cerebrale e solo dopo tendineo.
Perché se vuoi iniziare ad addentrarti in un territorio di ulteriore difficoltà devi averne di livello intellettuale per incassare nuovamente brutte sconfitte, delusioni, sofferenza, imbarazzo, vergogna, botte all’ego.
Peggio di quando si era principianti. Molto peggio.
Perché il testosterone in questi anni ha iniziato a nutrirsi di quella vanità che più o meno consapevolmente gli hai somministrato.
Trasformare tutto in un’opportunità di comprensione, un insegnamento; e poi esser pronto ad ascoltare il verdetto. Qualunque esso sia. A testa alta.


Che le falesie strabordano di Sharma così come i banconi dei bar vedono avvicendarsi i subcomandanti.
Anche in questo vi è la misura del degrado di una nazione.
Nella dignità di un popolo. Nella sua dimestichezza con la menzogna.

Imparare a tacere. Ad incassare. A non girare attorno alle cose.
A rimanere in linea con gli spit e passare dritto sui boulder della vita.
Perché, se presa con l’anima, l’arrampicata ti cambia la vita e ti insegna ad esistere. Ti dà nuovi occhi, un cuore e uno spirito più forti.
Immolarti alla verità. Ai fatti.
A dare l’esempio. Il rimedio che più manca a quest’epoca.

Così come non è l’età anagrafica a fare di una persona un uomo, così non è il grado a fare un arrampicatore.
È solo il coraggio di rimanere aderente alla verità. Ad arcuare sulle occasioni. A rimanerci attaccato. Quasi con disperazione Come su una placca di 8a.
Assumersi le responsabilità delle proprie (non) scelte. Andar dritto in catena.
Saltando spit se necessario. In equilibrio su una sensazione. Provando dolore. Sanguinando. E fermandosi anche. Quando si è stanchi. Rinunciando se necessario. Ammettendo la sconfitta. Riconoscendo di non essere in grado.
Ma rimanendo uomini. Senza rimandare l’incontro con se stessi.

Che di ingiusitifcato ottimismo è bene iniziare ad essere stanchi.
Solo della sana intolleranza alle cazzate potrà salvarci.
Essere ottimisti, in un’epoca come questa, è solo una forma più salottara di ignoranza e becera sottocultura.

Ho conosciuto gente da 8c in pausa pranzo dal lavoro mentre i figli sono a scuola.
E gente che al primo 8b si licenzia e chiede sponsorizzazioni mentre il babbo gli paga la rata del furgone.

Ognuno può far quel che vuole.
Ma nessuno ha il diritto di convincermi di una stronzata.
Di gettare immondizia nel mio tempio con le sue giustificazioni autoassolutorie.

C'è bisogno di esempio non di altre parole.