Stai bene.
Hai una paura fottuta. Ma stai bene. Non sai ancora che
forma prenderà questo spazio vuoto; se assumerà le sembianze di una deriva. Ma stai
bene.
Leggi libri, suoni la
chitarra, passeggi con la tua compagna in collina.
Raccogli i fiori su questo
prato d’introspezione, lungo questo percorso.
Non hai smesso di scalare.
Fai blocchi. Da solo.
Scali sul facile. Con amici.
Quelli veri. Che non vedevi da tempo. Da quando hai iniziato ad andare in falesie più selettive e più frequentate con quelli della palestra.
Non smetterai mai, forse.
Ma stai provando a smettere
di essere quel tipo di arrampicatore.
Perché non basta un
pantalone fluo a far di te il rilassatone della falesia. A far di Te il maschio
alpha che, democraticamente, dispensa sorrisi a tutti. Mentre dentro grondano i
sospetti o la gioia di sentirti confermato nel tuo ruolo.
Ciò che conta non è quel che
sembra. Quel che affiora a galla, di solito, è l'immondizia.
Far pulizia. Buttar via lo
sporco.
È strano conoscere così
tanto visceralmente alcune dinamiche e ciononostante riuscire ancora a
guardarle dall’esterno. È una benedizione.
È l’opportunità che ti viene concessa di guardare il tuo di dentro riflesso nell’impaccio di chi ti è davanti.
Quel gruppo di climber al
bancone intorno ai quali orbita una manciata di principianti e fidanzate-amiche
affascinate dalla dimestichezza con l’ambiente. A parole. A parlar di
gradi.
Finchè anche loro non
scopriranno la verità dietro le maniere.
Strascichi di buon senso.
Strascichi di buon senso.
Che è più facile parlare che
dare l’esempio.
Che è più facile trovare una
scusa piuttosto che partire per un ultimo giro a muerte.
Con il rischio di non
schiodarsi da terra neppure.
Al progetto ci pensi ancora.
Gran parte del tiro non è
più chiaro.
Ma il boulder ce l’hai
stampato nell’anima.
Tornerai sul tiro.
Tornerai ad urlare e
incazzarti.
Ma tornerai migliore.
Perché lo esige la via primo
di tutto.
Perché è necessario per fare
il salto di qualità; che sia in primo luogo cerebrale e solo dopo tendineo.
Perché se vuoi iniziare ad
addentrarti in un territorio di ulteriore difficoltà devi averne di livello
intellettuale per incassare nuovamente brutte sconfitte, delusioni, sofferenza,
imbarazzo, vergogna, botte all’ego.
Peggio di quando si era
principianti. Molto peggio.
Perché il testosterone in
questi anni ha iniziato a nutrirsi di quella vanità che più o meno consapevolmente
gli hai somministrato.
Trasformare tutto in un’opportunità
di comprensione, un insegnamento; e poi esser pronto ad ascoltare il verdetto. Qualunque esso sia. A testa alta.
Che le falesie strabordano
di Sharma così come i banconi dei bar
vedono avvicendarsi i subcomandanti.
Anche in questo vi è la misura del degrado di una nazione.
Nella dignità di un popolo. Nella sua dimestichezza con la menzogna.
Anche in questo vi è la misura del degrado di una nazione.
Nella dignità di un popolo. Nella sua dimestichezza con la menzogna.
Imparare a tacere. Ad
incassare. A non girare attorno alle cose.
A rimanere in linea con gli
spit e passare dritto sui boulder della vita.
Perché, se presa con l’anima,
l’arrampicata ti cambia la vita e ti insegna ad esistere. Ti dà nuovi occhi, un
cuore e uno spirito più forti.
Immolarti alla verità. Ai
fatti.
A dare l’esempio. Il rimedio
che più manca a quest’epoca.
Così come non è l’età
anagrafica a fare di una persona un uomo, così non è il grado a fare un
arrampicatore.
È solo il coraggio di
rimanere aderente alla verità. Ad arcuare sulle occasioni. A rimanerci
attaccato. Quasi con disperazione Come su una placca di 8a.
Assumersi le responsabilità
delle proprie (non) scelte. Andar dritto in catena.
Saltando spit se necessario.
In equilibrio su una sensazione. Provando dolore. Sanguinando. E fermandosi
anche. Quando si è stanchi. Rinunciando se necessario. Ammettendo la sconfitta.
Riconoscendo di non essere in grado.
Ma rimanendo uomini. Senza
rimandare l’incontro con se stessi.
Che di ingiusitifcato
ottimismo è bene iniziare ad essere stanchi.
Solo della sana intolleranza
alle cazzate potrà salvarci.
Essere ottimisti, in
un’epoca come questa, è solo una forma più salottara di ignoranza e becera
sottocultura.
Ho conosciuto gente da 8c in
pausa pranzo dal lavoro mentre i figli sono a scuola.
E gente che al primo 8b si licenzia e chiede sponsorizzazioni mentre il babbo gli paga la
rata del furgone.
Ognuno può far quel che
vuole.
Ma nessuno ha il diritto di
convincermi di una stronzata.
Di gettare immondizia nel
mio tempio con le sue giustificazioni autoassolutorie.
C'è bisogno di esempio non di
altre parole.