venerdì 27 novembre 2015

E se la virtù dei forti fosse il dubbio?





Hai rotto il cazzo con 'sta storia dei bollini.
Siam qui a tirar tacche di plastica da un paio d’ore e ti sento fare a tutti lo stesso discorso. Basta. Davvero.
Butti mozziconi di sigaretta a terra, pezzi di nastro e bucce di banana e rompi i coglioni con i segni di magnesite?

Dico, sei stupido o cosa?

A rigor di logica su 8a.nu gli ultimi due 7b te li saresti dovuti dare flash. Se realmente credi nella portata etica della tua crociata. Con eleganza. Oppure solo sui 6c ti lamenti.
Sull’ultimo 7b+ non ti ho sentito dire nulla. Anzi, urlavi à la Ondra. E stavolta non era affatto per far scena. Eravamo soli. D’altronde quando c’è il minimo rischio di fallire ci guardiam bene dal farlo in pubblico. Stavi tirando davvero. E a quella riga bianca segnata ad indicare qualcosa dietro lo spigolo hai lanciato. Alla cieca. Tremando. Ed era buona.
L’avresti fatto senza quel segno?
E allora non è a vista.
Punto.

Io, codardo, ti ho detto bravo.
Ora in palestra, dopo aver prontamente controllato cosa hai scritto sul social-forum-degli-scalatori-cazzi-corti, non dico nulla.
Ti ascolto e annuisco.
Parlo di quel 7a di trentacinque metri lavato dalla pioggia.
Delle sensazioni che mi ha regalato salirlo senza neanche un segno bianco. Anche se le tacche erano comunque ben visibili. Della fusione con la pietra. Del sentire il movimento ed abbandonarmi ad esso.
Insomma, di tutte quelle puttanate che credi che possano in qualche modo contribuire ad incastonarti ancor più in quella cornice mistica all’interno della quali ritieni di essere collocabile. Ma che in realtà fan di te solo l’ennesimo finto modesto in riverente coda sull’intasato stradone che porta alla piattezza.

Sei un imbroglione.
Rigore morale un cazzo.
In Italia poi?
E per cosa? Per due segni di magnesio?
Se cotanto sdegno lo proiettassimo altrove...magari contro i quotidiani soprusi mascherati da emergenze da affrontare per far ripartire l’economia.
Se al posto di dita più forti bramassimo un cervello più brillante.
Siamo seri. Viviamo incastonati nell’indolenza collettiva. Nella pigrizia intellettuale ancor prima che morale. Figuriamoci se possiamo tendere ad un’intransigente onestà.

Vivere in Italia è solo un modo più volgare di morire.

Perché la verità è che non me ne frega nulla dei bollini.
Anzi in alcune situazione mi sono stati utili.
Se non addirittura provvidenziali.
Non mi interessa godermi la salita.
Non me ne frega un cazzo. Forse non me ne è mai fregato.
Mi interessa solo chiudere il tiro.
E basta.

Possibilmente davanti ad altri.
Ad altri che non riescano a passare neanche al terzo giro.
Mi interessa poi scendere giù e fare il rilassato. Scherzare con le ragazze. Dire che il tiro è molto bello, la linea è logica e l’arrampicata è estetica.
Dire: vuoi provare? Lascio la corda su se vuoi!
Sperare che il tipo parta. E godere dello spettacolo mentre arranca da secondo con te che lo paranchi, rendendo manifesto a tutti il tuo valore, affermando che quella tacca è intenibile, che sei stato bravo, che non mi tengo come te, che siii vabbè dai calami…
E tu ci credi.
Partire subito dopo su un 6b inanellando decine di passi e bilanciamenti inutili. Con delle zanche in mano; far finta di mostrare fondamentali, mentre in realtà hai -  due - cazzo - di - zanche - strette nelle mani...che dei tuoi inutil, eleganti e pomposi movimenti adombrano ogni tipo di trasparenza didattica. 
Anche se un climber che si pavoneggia con dei principianti - per certi versi - è a suo modo ugualmente rivelatore da un punto di vista formativo. 
Perlomeno in ambito strettamente verticale. 
Quantomeno smaschera. 
E la verità, soprattutto sulle persone, è sempre bene conoscerla il prima possibile.

È disgustoso.
Ed è ancor più disgustoso che l’intera dinamica si ripeta quasi ogni week-end.
Ed è terribile che basti questo per far fiorire un deserto interiore.

Ho paura delle persone come te.
Ho paura di chi alza la voce solo in coro.
Ho paura che, in mano a gente come voi, questa nostra vita sia solo un camminare senza panorami; a testa bassa. A guardar ossequiosamente davanti; precipitando. A tacere ancora una volta di fronte all’ennesima erosione di tessuto di tutele che reggono uno “Stato” nella sua essenza. Di terreno sociale.
Ed è quando il popolo si fa pubblico che la politica diventa mero intrattenimento, i diritti privilegi e il silenzio è sempre più opportuno.
Che porre la questione di fiducia in sede di conversione di decreto legge non è più sovvertire la tripartizione dei poteri. No.
È Fare.
Perché in fondo poi si, cazzo, arrancare fino in catena, in modo sgraziato, senza armonia, magari bollinando o peggio ancora scavando, pur di passare, è Fare una via.

E allora ben venga tutto.
Sediam qui e brindiamo. Distesi sul bordo del nostro precipizio etico. Godiamo di questa sterminata desolazione morale.
Perché infondo si, dai, affondare è un po’ Nuotare.
Precipitare, per un attimo, è volare.
Passar la corda in catena, in fondo, è Arrampicare.
Perchè elencarne i benefici è giustifcare un'azione nella sua fondatezza logica e morale.

Ho paura di queste scintille autoritarie. Degli strumenti subdoli di intimidazione. Dell'indottrinamento.
Ma non in quanto tali.
No.
Ho paura perchè dove c'è scintilla c'è potenzialmente incendio.
Che può divampare. 
Soprattutto in mezzo a un mucchio di legna secca. 
Arida di slanci d'umana vitalità. Come noi. 
Incastrati negli intrecci inerti delle nostre tracce finiamo con esse per bollinare prese e appoggi sbagliati.
Scarabocchiando, lungo la parete della nostra identità etica e culturale, una pericolosa sequenza di movimenti. Che con ogni probabilità ci condurrà proprio ad una catena.
Alla quale, sorridenti e soddisfatti, legheremo la nostra corda.
E chissà se poi, chi ne avrà l'autorità, sarà disposto a calarci.

Il punto è sempre quello.
Cedere spazi di libertà e di rigore morale in cambio di possesso.
Un po' come con i bollini.