Che caldo.
Oddio che palle sto caldo.
Cazzo con sto caldo ‘ste tacche non le sento.
Uffa non si riesce a scalare con sto cazzo di caldo.
Ok, la falesia gli fa cagare
e non voleva venire qui. Però ora basta.
Perché con lui? Perché
quella strana sensazione quando ti dicono che fate coppia fissa? Quasi a
giustificarti. Quasi a dir di no. A dare una spiegazione.
Sei come lui. Forse peggio.
Ti salva la vanità, uno dei peccati capitali.
Non ti lamenti solo per non apparir "debole". Ti lamenti solo un po'.
Molto meno di
quanto faresti se avessi le palle – anche nel torbido emotivo – di essere
trasparente.
Perché ci ridi su e ti
prendi per il culo. Convinto di tenere in piedi la baracca delle apparenze.
Che è solo un modo un po’
più spagnolo di brontolare.
La realtà non è affatto
quella che tenti di far passare come tale.
Ormai ti sei intristito
anche tu.
Come gran parte di chi scala unicamente per la progressione nella difficoltà.
Come gran parte di chi scala unicamente per la progressione nella difficoltà.
Anche se dici di no.
Perché a scalare sul facile nei
giorni di scarico o quando non si è in forma o non si ha voglia è capace qualsiasi
stronzo.
Prova a rinunciare a tornare
sul project quando sei in una forma strepitosa. E magari andare tutti insieme da
un’altra parte. In comitiva. Magari in una falesia in cui ci sono solo un paio
di 7c bastardi e corti. Così, per amore della compagnìa. O per una delle
tante altre cazzate pseudoromantiche con cui ti riempi la bocca.
Di Sharma ce n’è uno. Per
fortuna. Ed è già troppo. Quindi il teatrino che imbastisci ogni volta da finto rilassatone surfista_super_solare
è uno stereotipo consolidato e malamente diffuso. Peraltro goffamente.
Se proprio devi scimmiottare
qualcuno prova con Ondra. O, meglio ancora, con Ben Moon.
Spaccati di fatica, sta
zitto e grada stretto.
Non è obbligatorio essere
divertenti, simpatici e attaccar bottone con i principianti.
Non hai una personalità
vera. E pertanto non potrai mai persuadere nessuno. Altro che way of life. Minchiate.
Di vitale nella tua scalata è rimasto ben poco, appeso come sei a spazzolar tacche di un passo per il quale il tuo massimale, già ridicolo di per sè, chiaramente non basta.
Di vitale nella tua scalata è rimasto ben poco, appeso come sei a spazzolar tacche di un passo per il quale il tuo massimale, già ridicolo di per sè, chiaramente non basta.
Perché ne puoi fregare uno o
due.
Ma prima o poi ti scoprono.
E non è affatto una bella sensazione leggere,
negli occhi di un altro, di essere uno dei tanti.
Essere mediocre. Essere
ordinario. Anche qui, anche nel territorio che credevi di riscatto.
Ma è la condizione umana. La più naturale. La più diffusa.
Ma è la condizione umana. La più naturale. La più diffusa.
Per lo meno attualmente.
Fattene una ragione.
Ci crediamo di gran lunga migliori di quel che poi realmente siamo.
Punto.
Fattene una ragione.
Ci crediamo di gran lunga migliori di quel che poi realmente siamo.
Punto.
E ora ci troviam qui. Appesi su
questo seibbippiùdimmerda.
Inspiegabilmente duro.
Perché Finale Ligure è così.
Benvenuto nel mondo
verticale. Quello vero.
Perché Finale è limpida
verità.
Kalymnos è seducente menzogna.
E allora cosa sentono le mie
orecchie!
Fa caldo?
Le tacche scivolano?
La verità non è affatto
quella che tenti di far passare come tale.
La verità è piuttosto sempre quella: che ci reputiamo migliori di quello che siamo davvero.
Sta a te dunque tirar le somme:
per quanto pesante,
umanamente distante da te, culturalmente lontano, il tuo compagno va
rispettato. Anche quando si lamenta.
Gli va mostrata gratitudine,
affetto e – perché no? – anche una forma di legame. Sicuramente
contestualizzato, ma comunque un qualche legame. Altrimenti meglio troncare. Il
prima possibile.
Perché per buttar via intere
giornate hanno inventato i colleghi.
Perché per quanto noioso e spento,
tiene la tua vita nel gri-gri, ti incoraggia, si sveglia all’alba e viene a
prender freddo (o caldo) in posti improbabili solo perchè tu devi studiarti il
blocco dell'8b che chiuderai fra duecento giri.
Ma a te basta starci appeso. Far credere.
Il tuo vivere (e il tuo scalare) è quello di un bambino dietro al volante di un auto. Ferma. Che si agita e sobbalza fra i brum brum del suo ego.
Che finge. Finendo per credere.
Ma a te basta starci appeso. Far credere.
Il tuo vivere (e il tuo scalare) è quello di un bambino dietro al volante di un auto. Ferma. Che si agita e sobbalza fra i brum brum del suo ego.
Che finge. Finendo per credere.
Tu non sei meglio di lui.
Non sei meglio di nessun
altro.
Sei solo uno dei troppi
stupidi immaturi egocentrici liberi di circolare che inquinano emotivamente l’ambiente. Illusi
di assaporare l’esistenza mentre in realtà non fanno altro che seminare
malinconia.
Perché, avidi di possesso,
lottiamo per dei simboli da raggiungere; alimentando una deriva di conquiste
meramente materiali, e quindi deperibili e passeggere, che altro non potranno
fare se non fomentare nuove rincorse.
Un vuoto da combattere a piccole dosi. Da spit a spit.
Un vuoto da combattere a piccole dosi. Da spit a spit.
Di progetto in progetto.
Ma infondo poi, cosa c’è di
così inumano in questo?
È la condizione più diffusa.
È il il tessuto intellettuale su cui attecchisce l'attuale feticismo delle merci.
Non sei meglio degli altri.
E perchè poi dovresti esserlo? Perchè scali? Perchè credi di esser bravo?
Non sei meglio degli altri.
E perchè poi dovresti esserlo? Perchè scali? Perchè credi di esser bravo?
La verità è che ci crediamo
migliori di quello che siamo.
E ormai non riesci a capire
neanche più che male c'è in questo. Perchè infondo, magari in certe personalità, tipo quelle più predisposte al sacrificio, questa velleità illusoria può essere addirittura un bene.
A volte però è solo un calvario di sudore e di ansia.
E hai paura che sia uno degli ultimi modi che ti è rimasto per sentire la vita.
E finisce che ti ci aggrappi ancor di più.
Perseverando nell'errore.
Intuendo che prima o poi in quel baratro che nascondi dentro dovrai calarti.
Senza spit.
Senza compagno.
E finisce che ti ci aggrappi ancor di più.
Perseverando nell'errore.
Intuendo che prima o poi in quel baratro che nascondi dentro dovrai calarti.
Senza spit.
Senza compagno.
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