Arrampicare è un foglio bianco.
Stà a te avere ben presente cosa scrivere. Che trame tessere.
Decidere quali percorsi emotivi inseguire.
Già hai fin troppa paura di non esistere; non puoi privarti
anche di quel poco di vitale che ti rimane.
Non sei uno stronzo. Non così tanto. Ma non puoi buttare le
tue giornate con gente come te.
Perché la tua donna ti dice che hai un carattere peculiarmente duale. Come gran parte degli arrampicatori nonchè
tipico degli ominicchi.
E ti secca tremendamente ammetterlo. Ma la tua donna c’ha
sempre preso. E spesso con largo anticipo sugli eventi.
Ma tu – appunto - sei un ominicchio. Per cui passi oltre.
Hai bisogno di altro.
Hai bisogno di relazioni catartiche.
E arrivano i momenti di lucida rielaborazione degli eventi. E
rimani a bocca aperta.
Cosa credevi? Che il mondo verticale fosse popolato da
filantropi?
La gente è feccia. E la gente scala.
E tu sei la gente.
Allora perché cazzo ti arrabbi ancora? Perché ci rimani male
per le frasi maliziose. Per le flashate negate. O per le solite frecciatine da
donnicciuole che vi scambiate alla base dei tiri?.
Aaah non sapevo ci
avessi messo così tanti giri…
Non sei riuscito a
vista su quel 7b+? strano…
Uno con il tuo livello
queste cose dovrebbe farle slegato…
Mah, sei sicuro? Per
me 7c+ potrebbe bastare.
E tu taci. E incameri. E non capisci.
E sapete entrambi che su 8a.nu la sua opinione era
sì arrotondata. Ma in eccesso.
Cosa cazzo ti aspettavi? Il tifo?
E per tifo non intendo quei tanto falsi quanto freddi alè.
Intendo un’onesta, trasparente e disinteressata gioia per
l’altro.
Condivisione.
Legami.
Tensione emotiva.
Tensione emotiva.
E non puoi rilassarti un attimo.
Perché se non vai a vista massimo due gradi sotto il tuo
massimale sei un banfone di merda. Non gliene frega un cazzo a nessuno se sei
stanco, stressato, se non hai voglia di altre inutili e pesanti prove.
Di zavorre emotive.
Di ulteriori zavorre esistenziali.
No, l’arrampicata è totalizzante per chi non ha nulla di
meglio a cui tendere in una prospettiva d’esistenza; che sia una vita, la
felicità, il benessere, l’equilibrio.
O anche solo un sogno. L’amore che solo una donna sa donare.
La pace di una domenica pomeriggio in cui la tua anima decide di non chiedere il conto delle tue scelte e, per una volta, smette di bussare ai vetri sporchi della tua razionalità.
No.
È una guerra. Tutto, in occidente, tende alla guerra.
E tu te n’eri dimenticato.
Perché alle volte ti ricordi – ma solo perché ti fa comodo –
che l’arrampicata è anche gioia, relax, condivisione, scherzare, mangiare un
panino.
Perché l’arrampicata è la torta, non è la festa.
La festa sono le persone, quelle che tu chiami amici.
Ma che alle volte se si limitassero a tenerti la corda e a non
cagare il cazzo sarebbe meglio.
No.
E finisce che ti rompono le palle sul più bello.
Quando vuoi ridere, scherzare e sfondarti di 6c.
E magari, perché no? Pericolosamente mangiare senza calcoli
approssimativi sull’apporto calorico.
No.
Se non l’avessi capito, il problema sei tu.
Perché qualcosa, lungo il tuo percorso, è stato oggetto di
calcolo errato.
Perché ora sei in catena di questo 7a di merda, cattivo e
continuo su tacche, che non pensi a nulla.
Con addosso nessuno strascico emotivo di una bella salita a
vista eseguita in maniera impeccabile di un tiro bastardo che da noi potrebbe essere anche 7b. Senza dubbi e il doppio degli spit.
O, perchè no, persino indipendentemente dal grado.
Sempre se sei ancora in grado di immaginarti possibile questa disciplina slegata da unità di misura e riconnessa al cuore.
Sempre se sei ancora in grado di immaginarti possibile questa disciplina slegata da unità di misura e riconnessa al cuore.
No.
Ora sei qui.
Appeso.
Che pensi che menomale che l’hai fatta.
Perché non potevi appenderti. Checcazzo.
Perché la “regola” dice che blablabla.
E allora Fottetevi.
Non si può scalare così.
Non si può vivere così.
Ma il problema rimane: il problema sei tu.
Non sono loro.
Non puoi incazzarti con gli altri se non sei più in grado di
essere felice. Se non sei spensierato.
Non puoi dare la colpa all’arbitro, alla squadra avversaria,
che era fuorigioco.
No.
La colpa è tua.
Perché bisogna avere un deserto dentro per non riuscire a
godere della bellezza del sole.
Di una caduta a vista su un 7a davanti a tutti.
E magari riderci su.
E pensare solo a scalare. A godere del movimento che esiste
attraverso te. A sentire di non essere più tu. Ma di essere qualcos’altro.
Che sta accadendo qualcosa e tu ne sei in balìa, e questa
cosa fluisce. E tu non opponi resistenze.
E per un attimo tutto combacia e si ficca dentro il momento
dilatandone i contorni.
Per un attimo, quella che senti, si chiama
autoconsapevolezza dell’esserci.
È il vivere che si manifesta.
Forse, banalmente, è solo felicità.
Forse, banalmente, è solo felicità.
Ma tu oramai sei un non-vivo. Che è peggio di esser morti.
E non ce la fai. E ti pieghi. Ancora una volta.
Abdicare nuovamente innanzi all'orrido.
E non ce la fai. E ti pieghi. Ancora una volta.
Abdicare nuovamente innanzi all'orrido.
Perché il vero schiavo non è quello in catene.
Ma quello che s’è dimenticato com’è fatta la libertà.
Sta a te ora decidere.
Se pianificare il prossimo progetto da chiudere.
O chiudere con i progetti.
E provare ad arrivare in catena della verità.
